I condoni fiscali fanno sparire una causa su tre davanti alle commissioni tributarie. Nel corso del 2003, anno in cui le sanatorie hanno prodotto la massima concentrazione dei loro effetti, è letteralmente crollato il numero dei procedimenti sopravvenuti di fronte alle commissioni. Un dato su tutti: mentre tra il 2001 e il 2002 i processi sopraggiunti sono lievemente cresciuti, passando da 371.176 a 376.747, nel 2003 si è realizzata un'autentica caduta libera a quota 253.159 (-33). E la causa è appunto da rintracciare nell'effetto condono, che in quell'anno ha di fatto impedito la nascita di molte controversie. Cosi la sanatoria, insieme alla migliorata efficienza dei magistrati fiscali, ha dato un contributo fondamentale al drastico calo dei procedimenti complessivamente pendenti di fronte alle commissioni tributarie: dai 947.366 del 2002 ai 794.245 del 2003. Il condono, in sostanza, ha avuto un effetto più che dimagrante nei confronti degli archivi dei giudici fiscali. È questa la realtà che emerge dal confronto tra le ultime tre relazioni sull'andamento della giustizia tributaria messe a punto dal Consiglio di presidenza prima guidato da Giacomo Caliendo e adesso da Ennio Sepe iil rapporto più recente è quello che fa riferimento al 2003, approvato dall'organo di autogoverno lo scorso 14 dicembre). Spiega lo stesso Sepe: «È chiaro che per capire qual è stata l'incidenza del condono fiscale sul contenzioso tributario bisogna guardare a come si è evoluto negli anni il numero dei giudizi sopravvenuti». E non c'è dubbio sulla chiarezza di questo numero, che fornisce la misura dell'abbattimento dei processi sopraggiunti nell'ultimo anno preso in esame dal Cpgt (Consiglio di presidenza della giustizia tributaria). E cioè il 2003. «È stato proprio questo, infatti, l'anno più coinvolto dalle sanatorie fiscali», precisa ancora Sepe, interpretando l'evoluzione dei dati negli ultimi tre anni. È del tutto evidente, del resto, che la legge che ha introdotto le più varie tipologie di perdono fiscale sia stata proprio la 2892002, cioè la Finanziaria 2003. E l'effetto che tutto questo mosaico di misure ha prodotto riguarda tanto le soprawenienze in primo grado, quanto quelle relative al grado d'appello. Sempre prendendo come riferimento l'orizzonte temporale costituito dagli ultimi tre anni, come dimostra la tabella riportata in pagina, si vede come i processi sopraggiunti davanti alle commissioni tributarie provinciali siano aumentati nel passaggio dal 2001 al 2002, quando ancora non era possibile sperimentare un autentico effetto condono. In quell'occasione si è passati da 304.032 a 309.144 procedimenti sopravvenuti. Nel 2003, invece, è scattato il condono e le cause sono crollate, tanto che si è passati a 205.501 giudizi sopraggiunti. Il copione si è replicato anche per quanto riguarda i movimenti nelle commissioni tributarie regionali. In appello, infatti, dai 67.144 processi sopravvenuti nel corso del 2001, si è saliti lievemente ai 67.603 del 2002, per poi scendere a picco ai 47.658 del 2003. Sepe non ne fa certo un mistero. «Il condono ha di fatto impedito l'instaurarsi di molte cause nel corso del 2003», continua il presidente del Cpgt, «anche se dai dati che ci sono pervenuti si può affermare che le sanatorie hanno coinvolto praticamente tutti i processi di medio-piccolo valore economico, mentre per quelli in cui erano in gioco interessi più rilevanti si è preferito aspettare la pronuncia di merito». Sta di fatto che il perdono fiscale ha dato una grossa mano al cammino trionfale che, sul piano della celerità e della produttività, la giustizia tributaria ha ormai intrapreso da diversi anni. Tanto che, proprio battendo sui risultati positivi raggiunti, nell'ultima relazione il Consiglio di presidenza ha rilanciato alcune tra le principali richieste relative alla giustizia tributaria, tanto dal punto di vista processuale, quanto dal punto di vista organizzativo. Su quest'ultimo fronte, in particolare, buone notizie sono giunte per l'organo di autogoverno dei giudici fiscali dalla recente conversione in legge del decreto taglia-deficit, con cui si è portata da nove a dieci anni la durata del mandato dei magistrati fiscali. La mossa, di fatto, consente al Cpgt di tirare un sospiro di sollievo, perché i precedenti nove anni di incarico sarebbero scaduti alla fine di marzo 2005. E questo avrebbe costretto Sepe e gli altri consiglieri a vedersi sotterrati da oltre 4 mila richieste di trasferimento. Sarebbe stata la paralisi operativa dell'organo. Un anno di tempo guadagnato, quindi, particolarmente apprezzato anche dal presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Giacomo Caliendo: «Accogliamo con soddisfazione l'anno di proroga, tutti erano d'accordo su questa necessità, ma ora l'auspicio è che si possa discutere di un meccanismo di rotazione dei giudici all'interno della stessa commissione e della questione delle indennità giudiziarie».