Con una mano il governo Berlusconi largheggia in "devoluzioni" di futuri poteri federali fino a prospettare un'Italia in versione spezzatino, con l'altra si affanna a riprendersi gli stessi poteri regionali come il peggiore dei governi centralisti. È quanto fa impugnando numerose leggi regionali attuative del condono edilizio. Talune varate da Regioni a maggioranza di centrodestra quali la Liguria e la Lombardia (oltre a Emilia-Romagna, Marche, Umbria, ecc). Vorrebbe infatti che tutte le Regioni si attenessero come valletti diligenti alle norme del "suo" condono edilizio, senza paletti né restrizioni di sorta. Oppure che, come Storace, sanassero pure le villette al mare quali "abusi di necessità". Eppure la Corte costituzionale ha parlato chiaro: il governo centrale può decidere un nuovo condono edilizio (il terzo in diciott'anni, e non sarà l'ultimo); spetta però alle Regioni stabilirne le modalità, le volumetrie ammesse, i lavori sanabili, ecc. Appunto quanto hanno fatto, in maggioranza, le Regioni attenendosi a quella sentenza. Ma al governo Berlusconi non sta bene. Soprattutto per una ragione : se si restringono le maglie della sanatoria, si restringe pure il gettito del condono edilizio inizialmente previsto in Finanziaria per 3,6, poi per 3,1 miliardi di euro, ora anche meno. Le istanze presentate non sono, per numero e per entità, quelle attese. In certe Regioni anzi risultano proprio poche. E allora, alle ortiche il federalismo, le stesse autonomie regionali, riprendiamoci il potere centrale e decidiamo noi, da Palazzo Chigi, che il condono è quello e non altro, magari ne riapriamo pure i termini visto che minaccia di fruttare un terzo o poco più dello sperato. In realtà Berlusconi e Siniscalco - nel silenzio dei titolari dell'Ambiente e dei Beni Culturali (paesaggio) - vorrebbero presidenti di Regione come il siciliano Totò Cuffaro, disposto a condonare ogni abuso edilizio, al mare, in montagna, in campagna, in città, fra le antiche rovine. Si chiama limpidezza di governo, chiarezza di intenti, oltre che amore per il proprio Paese e per la sua bellezza fino a ieri straordinaria e oggi deperita e deperente (se passerà definitivamente la legge delega sull'ambiente col suo condono preventivo e perpetuo, saranno altri disastri). Giovedì scorso l'imprenditore veneto Gabriele Centazzo - che fabbrica cucine e ambienti - ha pubblicato a pagamento sulla pagina di un grande quotidiano una sorta di suo manifesto in cui propone di investire nella Bellezza (del paesaggio, delle città, del verde, del design, ecc.) come valore fondamentale per tutta la nostra economia. L'esatto contrario di quanto fa questo disastroso governo. Speriamo che altri imprenditori lo seguano.