Nel volume «Management, beni culturali e pubblica amministrazione», di Sara Bonini Baraldi, edito da Franco Angeli, si sostiene che i beni culturali, in Italia, sono ancora appannaggio (quasi) esclusivo della pubblica amministrazione, «giusto o sbagliato che sia» all'interno di questa un ruolo fondamentale è ancora svolto dall'apparato centrale, cioè dal ministero e dal suo complesso apparato periferico di soprintendenze. Le sorti del patrimonio culturale italiano non possono dunque essere disgiunte, né a livello normativo né a livello operativo né a livello d'analisi, da quelle del sistema pubblico nel suo complesso, e dal potente fenomeno di «managerializzazione» che lo ha recentemente investito (fenomeno, questo, di portata internazionale). All'interno di questo panorama non mancano gli esempi di eccellenza. Il Premio Best Practice patrimoni pubblici 2011, per esempio, ha insignito con un riconoscimento la Fondazione Musei Civici di Venezia per aver adottato il facility management come strumento per la valorizzazione dei beni culturali. Una filosofia che ha guidato la scelta del modello organizzativo, incentrato sulla gestione integrata dei servizi, riducendo i costi amministrativi e gestionali legati alla diversificazione dei contratti e agevolando l'accorpamento di prestazioni che si intersecano strettamente con le funzioni e gli obiettivi del sistema: il fornitore infatti non vede remunerata la propria attività attraverso un canone, ma con una percentuale sugli incassi, attivando quindi una sinergia di azioni volte al conseguimento del medesimo obiettivo. Il contratto ha assegnato a Cns la «Gestione dei servizi integrati delle sedi museali, relativi a sorveglianza, coordinamento di tutela del patrimonio, assistenza al pubblico, accoglienza, portineria, biglietteria, pulizia, vigilanza notturna e gestione delle emergenze». A Roma, con 912 dipendenti (274 laureati) e un fatturato di 65,145 milioni di euro, si impone come protagonista una realtà come Zètema Progetto Cultura, nata nel 1998 come soggetto privato e specializzata nella gestione di servizi museali e nell'organizzazione di grandi eventi nella capitale. Presieduta da Francesco Marcolini, la società in house (dal 2005) del comune di Roma (oggi Roma Capitale), punta a «mettere a sistema» il settore culturale della città e ottenere, attraverso una crescita di integrazione delle attività, un incremento dell'efficienza (economie di rete, di scopo e di scala) e dell'efficacia (potenziamento degli impatti dei processi di valorizzazione culturale ed economica). In particolare Roma Capitale ha attribuito alla società la gestione, in modo esclusivo, del Sistema Musei Civici di Roma e di diversi spazi cittadini dedicati alla cultura e all'accoglienza turistica. Zetema si occupa di progettazione, manutenzione, conservazione e catalogazione per conto della Sovraintendenza di Roma Capitale. Altro esempio di best practice nella valorizzazione del territorio attraverso l'arte e la cultura contemporanea è, secondo l'indagine «L'Italia che verrà. Industria culturale, made in Italy e territori», realizzato da Unioncamere e da Fondazione Symbola, il Trentino-Alto Adige. Oltre ad aver dato vita a due importanti musei d'arte contemporanea con progetti architettonici innovativi, il Mart di Rovereto e il Museion di Bolzano, la regione sostiene realtà di dimensioni più piccole ma non meno significative in termini di sperimentazione, sia dal punto di vista della ricerca artistica sia della gestione, come la galleria Civica d'arte contemporanea di Trento, divenuta anch'essa Fondazione in grado di attirare l'ingresso di alcuni privati. In termini di spesa pubblica, il Trentino-Alto Adige occupa di fatto il terzo posto nella classifica delle regioni italiane, con 113 milioni di euro spesi nel 2007. I risultati di questo investimento strategico sono visibile dal lato della crescita della domanda: nel 2007 il Trentino-Alto Adige è stata la regione in cui si è registrato il maggior incremento di partecipazione alle attività teatrali e la maggior l'affluenza a mostre e musei.