La ricetta per rilanciare i musei porta la firma di Mario Resca, che nel ministero per i beni e le attività culturali è il direttore generale per la valorizzazione, e si riassume in un verbo: comunicare. Con spot capaci di creare dibattiti accesi nel mondo degli intellettuali, dove per stimolare gli italiani e gli stranieri a visitare monumenti famosissimi viene evocato lo spettro di una trasporto notturno delle meraviglie artistiche con degli elicotteri: un'operazione costata pochissimo che ha avuto il merito di far tornare l'attenzione sui beni culturali, anche con le aperture serali degli spazi espositivi. Resca è un manager che vanta una lunga esperienza nel settore privato: laureato in economia e commercio all'università Bocconi di Milano, consigliere indipendente di Eni, presidente di Italia Zuccheri, del Casinò di Campione e di Confimprese, vicepresidente e joint venture partner di McDonald's Development Italia, consigliere della Mondadori, senior advisor di «Oaktree Private Equity Fund», di Finance Leasing e di Arfin, nel giugno 2002 gli è stata conferita l'onorificenza di cavaliere del lavoro. Dagli uffici del quarto piano del dicastero di via del Collegio Romano, nella capitale, guida una pattuglia di giovani: con un budget limitato, pari a 1,485 milioni di euro (investito per il 60 per acquistare spazi, 26 per produzione, 14 per partecipazione a fiere, promozione e altro), stimola la struttura ministeriale con l'obiettivo di creare nuovi visitatori per gli spazi museali italiani, semplicemente comunicando. Una direzione generale che vanta un rapporto 1 a 6 tra investimenti e benefici, dato che i maggiori ricavi per i musei ministeriali è pari a 7,294 mln a fronte di un investimento pari a 1,208 mln. Senza tenere conto delle entrate provenienti da audioguide, bookshop e servizi di ristorazione: e rispetto al 2009, il 2010 ha permesso di far crescere del 15,21 il numero dei visitatori nei musei statali. Per Resca, la vera sfida da vincere è quella di attirare il turismo culturale internazionale: «Ci sono 20 milioni di cinesi interessati a visitare ogni anno i musei italiani. A Pechino abbiamo incontrato i governanti della Cina per dare vita al primo esempio di musealizzazione italiana al di fuori dei confini nazionali, con il Museo Italia Piazza Tien An Men, promuovere l'arte italiana all'estero con gli ori di Taranto all'Expo di Shanghai, dare vita a un'azione culturale integrata con il progetto Le vie della seta. Per non parlare del museo cinese a Roma, nelle sale di palazzo Venezia, a Roma». Anche in questa ottica, Resca ha promosso un accordo con Google, per la digitalizzazione di un milioni di volumi: un finanziamento nato per preservare il patrimonio culturale delle biblioteche italiane. E con googleartproject.com, gli Uffizi di Firenze sono stati coinvolti in un progetto mondiale che coinvolge i 17 musei più importanti del pianeta: 1.061 opere (a cominciare dalla Nascita di Venere di Botticelli) che si possono ammirare, grazie all'alta risoluzione, direttamente dallo schermo del personal computer. E tra i progetti Resca sottolinea la «creazione di un canale tematico della cultura, sul digitale terrestre e sul web, in collaborazione con la Rai e altre emittenti private», oltre alla «garanzia di stato» in tema di prestiti di opere d'arte per favorire il trasporto senza oneri assicurativi gravosi per le casse degli organizzatori degli eventi internazionali. Per Milano, poi, Resca ha la responsabilità del rilancio della Grande Brera, un progetto che prevede l'espansione della Pinacoteca milanese, l'ampliamento dell'Accademia di Belle Arti e la creazione di un secondo polo museale nell'ex caserma Mascheroni: il prossimo appuntamento a Milano, su questo tema, si svolgerà il prossimo 11 ottobre. Un possibile, ulteriore volano di sviluppo per il capoluogo lombardo.