Il consiglio dei ministri ha deciso di impugnare presso la corte costituzionale le norme sul condono di cinque Regioni: Marche, Lombardia, Umbria, Veneto, Campania. Il ministro proponente è il titolare degli affari regionali, Enrico La Loggia. Perché mai La Loggia ha proposto e il governo disposto l'attacco alle prerogative regionali, un caposaldo dell'autonomia, sancito dalla costituzione vigente nel famoso titolo V e confermato recentemente dalla corte costituzionale stessa? Una possibile risposta che farebbe onore al governo è che esso tenti disperatamente di difendere l'ambiente contro la rapacità delle regioni. Disgraziatamente è vero tutto il contrario: sono le regioni, che pure lasciando molto a desiderare per afflato ambientalista, hanno costruito una serie di norme regionali che applicano, in modi diversi, il condono messo insieme da parlamento e governo; ma pur sempre interpretandolo in modi più civili, più rispettosi di una convivenza possibile. E sono le regioni - quelle di destra, quelle di sinistra - che per questo subiscono un assalto dal loro ministro, dal governo di tutti. Delle Marche non piace l'articolo «Volumetrico»; la Lombardia restringe eccessivamente l'ambito del condono; l'Umbria oltre che fare lo stesso restringimento della Lombardia, ha il torto di rifiutare un secondo condono su unopera già condonata; il Veneto non va perché esclude la sanatoria di tutte le nuove costruzioni che non costituiscano pertinenze di fabbricati prive di funzionalità proprie, la Campania arriva all'eccesso di escludere la sanatoria per tipologie di opere e interventi previsti dalla normativa statale. Insomma, una ribellione generalizzata. La spiegazione di una vicenda tanto sorprendente è quella di sempre. Il governo ha per unico scopo quello di fare cassa, di raccogliere tutto il denaro preventivato, per provare che il piano elettorale, anzi la favola, di Silvio Berlusconi: il taglio delle tasse, ha una sua ferma consistenza. Perciò, per paura del capo, al governo adottano come unica possibile, la finanza creativa inventata da Giulio Tremonti, e mai lasciata cadere, dopo la caduta del suo inventore. Le cifre parlano chiaro. L'obiettivo del condono era di 3,2 miliardi. Con il sistema di condoni applicato dalle regioni è entrato in cassa su per giù un miliardo. Ci sono le altre due rate, ma il governo si è accorto che pochi condonandi hanno l'intenzione di saldare il conto, visto che la prima rata esclude le penalità maggiori e dà modo di evitare le ulteriori imposte che dall'avvenuto condono potrebbero seguire. Così la finanza è sempre più creativa. Il governo pensa di creare un'area di attesa in cui i miliardi mancanti non verrebbero segnati a debito, ma il conto rimarrebbe aperto, in attesa di un altro condono, o di un'altra invenzione, capace di stupire chi credeva di sapere tutti i trucchi e di demotivare ancora di più i cittadini (e gli amministratori) onesti.