Te la immagini una città militarizzata e poi scopri che, in realtà, «non c'è che qualche soldatino in divisa verde»; pensi a un popolo che teme la guerra e, invece, ti dicono «che fa più paura l'embargo»; non riesci a crederci eppure, con il peso di un attacco sulle spalle, «gli operai sono al lavoro per ricostruire il palazzo del Parlamento». Tutto questo è Bagdad e i tre consiglieri regionali, appena rientrati, te la raccontano così. Gli azzurri Marcello Raimondi e Massimo Guarischi, assieme a Umberto Gay di Rifondazione tornano a Milano dopo una missione che ha destato non poche polemiche. Lo chiariscono subito: «La nostra è stata un'iniziativa privata Nessuno ci ha ordinato di partire", ma poi sono felici di poter precisare che «Berlusconi ha detto che la nostra visita si inquadra nelle iniziative diplomatiche parallele per la pace». Parlano di pace, appunto. E dei rapporti intimi tra la Lombardia e l'Irak, stretti tra le righe di due lettere che hanno già consegnato al presidente Formigoni. Mittenti illustri: il vice premier Tarek Aziz e il ministro della Cultura, Hamid Yousif Humadi. Scrive di diplomazia il primo, di arte l'altro. Ed è questa la vera faccia «parallela» della missione: salvare il patrimonio artistico iracheno. «A Milano i tori alati del palazzo del re» conferma Roberto Formigoni, «allestiremo unmostra con i tesori della Mesopotamia». I due tori, certo, assieme «ad altri reperti che saranno esposti la prossima primavera nelle sale del Palazzo Reale o in quelle della villa reale di Monza». Yousif Humadi ha ribadito la sua disponibilità all'iniziativa che, racconta il governatore «è in cantiere da due anni, in collaborazione con le Università di Bergamo e Torino che hanno in Irak alcuni archeologi». L'idea non è nuova, dunque. Ma oggi si carica di un messaggio che, spiega Formigoni «è insieme culturale e di pace». Resta solo da sistemare il problema del trasporto in Italia dei reperti, reso difficile dai venti di guerra e dalle dimensioni delle opere. «Sono gigantesche - prosegue -tant'è che alcuni pezzi saranno esposti fuori dai palazzi». La Regione firma il patrocinio della mostra. Fino alla primavera del 2004 avrà il tempo di recuperare altri sponsor e, per il momento, affianca il simbolo della rosa camuna al marchio della Mondadori Esposizioni. «Ne ho parlato a Leonardo Mondadori, prima della sua scomparsa e lui mi ha dato la sua collaborazione», conclude Formigoni. La strada alternativa della pace, uscendo dal tracciato diplomatico, segue i percorsi dell'arte e incrocia le vie della solidarietà. Nel loro soggiorno a Bagdad, i tre consiglieri regionali hanno visitato gli ospedali e il pensiero, confessa Guarischi, «è rimasto incollato ai bambini leucemici. Ne muoiono seimila l'anno: abbiamo deciso di fare qualcosa per loro. E Berlusconi è intenzionato ad appoggiare le iniziative che prenderemo». Ancora Guarischi. Parla di una città «tutt'altro che in trincea, decadente e disarmata», s'infila in una metafora («Attaccare Bagdad è come sparare a un malato in coma») e spiega che «possiamo fare molto perché, e lo ha detto Aziz, l'Italia è per l'Irak il Paese occidentale più credibile». E a dimostrarlo la disponibilità del vicepremier iracheno che ha promesso ai delegati lombardi «di voler dare altri segri di collaborazione, oltre alla distruzione dei missili». L'incontro con lui è stato lungo e amichevole. «Abbiamo anche fumato un Toscano assieme», scherza Gay. E un sigaro italiano diventa il calumet della pace.