Una scena riguardante la Vergine è stata rinvenuta a Vorno nella cappella dello Scompiglio di Villa Tegrimi Minutoli Nella seicentesca cappella di Villa Tegrimi Minutoli di Vorno è riemersa, miracolosamente intatta, una scena ad affresco raffigurante la Vergine festeggiata in cielo da angeli svolazzanti, mentre sulla terra un Santo, forse cappuccino, tiene fra le braccia il Bambino Gesù. Scoperta dallo studioso Vincenzo Tani. Il clima bizzarro e caratterizzato rende immediato il richiamo, non suffragato da documenti, all'attività di Paolo Guidotti (1560-1629), protagonista assoluto nella Lucca del primo seicento anche per quel suo "status" di dotto artista che, come dice Giulio Mancini nelle Considerazioni sulla pittura, "non lasciando la pittura e la scultura veniva tirato dal diletto delle matematiche, musica, poesia" ma che un avverso destino ne aveva cancellato il Volo di Lucifero in S. Michele, la Resurrezione in S. Martino, l'Assunta e i Santi nel Duomo di S. Miniato senza però annientarne la Vergine del Soccorso nella chiesa di S. Pietro a Vico, salvata negli anni 70 del 900 dalle gratuite e amorevoli cure di Ulderico Galli, prima che il recupero si completasse sotto la direzione della Soprintendenza pisana. Il Guidotti, rientrato nella sua città dopo 27 anni di palcoscenici romani napoletani ed emiliani, dà inizio ad una stagione lucchese-pisana strabiliante con una geniale ed a volte folle fusione di manierismo, baroccismo, notturnismo, luce caravaggesca. Nella vasta produzione sparsa sul territorio spiccano ancora per elevato messaggio la deposizione nel sepolcro (S. Frediano), il Profeta Michea (S. Cassiano di Moriano), la libertà lucchese (Museo di Villa Guinigi), il S. Silao (Oratorio di S. Lorenzo ai Servi), le due tele vetero testamentarie, del Duomo pisano, l'ultima cena in S. Maria Assunta di Fabbriche di Peccioli, La Madonna col Bambino e Santi (Loggia di Palazzo Pretorio), sinistra e tenebrosa espressione di "notturnismo cambiasesco". A queste opere si aggiunge ora l'affresco di villa Tegrimi Minutoli, dove il Cavalier Guidotti si segnala per quel linguaggio estroso, stravagante, lunatico, brutale, delirante, visionario, grottesco, surreale, metafisico, originale, geniale, al quale prestarono orecchio oltre lo storico allievo Matteo Boselli, numerosi protagonisti dell'arengo lucchese come Francesco Dinelli, Banduccio Trenta, Ippolito Sani, Sebastiano Gherardi, Camillo Ciai, Girolamo Scaglia, Francesco e Simone Del Tintore, Giandomenico Lombardi, Francesco Gibertoni. Un richiamo al quale non sfuggì neppure Paolo Biancucci, il purista lucchese per eccellenza, che fu ineludibile viatico al percorso caravaggeco di Pietro Paolini.