Il noto archeologo spiega come l'iniziativa, dal nome antico, sia fondamentale per l'Italia di oggi e per il futuro Agorà, scuola aperta è un progetto di condivisione delle conoscenze ideato dagli Editori Laterza che si attuerà a partire da nove scuole italiane di Milano, Bologna, Roma e Bari. L' agorà e il foro erano è le piazze delle città antiche in cui si svolgevano le attività pubbliche. Se pioveva ci si riparava nella basilica, a tre navate come poi le chiese cristiane. Al culmine dell'impero romano, il foro più importante era quello di Traiano, che culminava nella famosa colonna (113 d.C.), nella cui base era l'urna dell'imperatore. Ai lati della colonna erano due biblioteche, allora le più importanti di Roma. Adriano, figlio adottivo di Traiano e suo successore, completò quel foro, aggiungendo nella piazza davanti alla colonna il tempio del divo Traiano e intorno a essa le aule a gradini dell'annesso Athenaeum. In quelle aule si esibivano gli intellettuali più famosi del tempo, i grandi maestri di retorica. Il centro del potere politico coincideva pertanto con il centro della cultura senatoria. Non può darsi stato o impero senza un solido fondamento culturale della sua classe dirigente. Non è un caso che l'attuale decadenza dell'Italia si manifesti non solo come crisi economica, di cui tutti si occupano, ma anche come crisi culturale, di cui troppo pochi si preoccupano. In mancanza di fori e basiliche unite ad atenei, da qualche parte bisognava pur cominciare per rifondare oggi la nostra cultura rovinata, e agli organizzatori di questa iniziativa è venuto spontaneo pensare alle scuole, dove nel pomeriggio studenti, cittadini e intellettuali possono incontrarsi per condividere il sapere, oramai così necessario alla vita di tutti. Quando si parla di cultura si pensa a una ciliegia sulla torta. Così era nell'epoca industriale, quando la creatività era separata dalla produzione in serie. Ma nelle società post-industriali di oggi, in cui il settore che ha maggiori possibilità di sviluppo è quello dei servizi, l'istruzione, la ricerca, la cultura e la creatività sono tornati ad essere il presupposto di ogni produzione e sviluppo, come accadeva prima della rivoluzione industriale. Elevare la cultura in Italia è dunque tra le condizioni principali perché il paese possa tornare a crescere (ma di ciò non si tratta in questi giorni che di sviluppo finalmente ci si occupa). L'utile, l'intelligente e il bello nei servizi non sono più separabili e l'Italia, paese che ha «stile», ha risorse straordinarie in tal senso, se il ceto dirigente se ne accorgesse. Ma vi è una seconda ragione che rende necessaria la ripresa culturale a partire dalle scuole. La cultura è infatti la base di ogni formazione personale, cioè della fabbricazione del nostro cervello, che non è un organo dato, come il fegato, ma la struttura più complessa dell'universo che ha possibilità di arricchimento illimitate. Per essere buoni cittadini bisogna imparare non solo a le x:ere ma a capire i testi, non solo a vedere ma a intendere le immagini, e soprattutto bisogna imparare a pensare con la propria testa (ma i governanti lo vogliono?). Questo ci insegnano le 83 generazioni di civiltà umana che abbiamo alle spalle, fino a Omero e a Romolo. La cultura è ormai una necessità diffusa. Tremonti, non la devi tagliare!