Da quanto tempo si parla di un museo del San Carlo? Vent'anni, più o meno. Oggi, si taglia un nastro. E il più bel teatro d'opera del mondo ha finalmente una struttura capace di raccontare 274 anni di storia, di essere un punto di riferimento per gli studiosi e un luogo di grande fascino per tutti gli altri, soprattutto per i giovani. Che vi potranno fare un'esperienza della civiltà musicale affatto nuova e coinvolgente. Apre MeMus, che è memoria, è museo, è archivio storico, è musica, ed è tutte queste cose insieme in un modo che, forse, sbalordirà chi si sarebbe aspettato uno spazio tradizionale, una narrazione lineare, un bignamino diligente e più o meno completo. Tutt'altro. MeMus è progetto dinamico e spiazzante. Ha, è vero, un cuore che è il ricchissimo archivio digitale di informazioni, immagini, testi, fotografie, bozzetti e insomma tutto ciò (15mila documenti già digitalizzati finora) che il grande teatro ha prodotto nel tempo. E ha, inoltre, uno spazio in cui vengono allestite grandi mostre a documentare particolari aspetti di quella grande storia. La prima mostra, che si apre oggi presente Giorgio Napolitano, è «Arte all'Opera, Opera ad Arte», dedicata al rapporto tra spettacolo musicale e arte così com'è andato configurandosi, nella particolare esperienza del San Carlo, nel Novecento. Entri, e ti accolgono le parole di Stendhal che celebrano il San Carlo come fosse «il palazzo di un imperatore orientale». Subito sei in mezzo al lavoro (bozzetti, disegni, costumi, scenografie) di tanti artisti famosi, da Paolini a Prampolini, da Hockney a Luzzati, dal Rauschenberg scenografo per il balletto di Trisha Brown ai bellissimi disegni di Erté per l'opéra-ballet «Padmavati» di Albert Roussel. Ecco i costumi di Capucci per il «Capriccio» di Strauss sullo sfondo delle scene di Pomodoro, e ovviamente la «Pimpinella» di Picasso e il costume di Pulcinella per il balletto di Massine-Stravinskij. E Paladino, Kiefer, Adami, Bob Wilson... Si ha la percezione immediata di quanto il San Carlo sia un fecondo crocevia di creatività, e il visitatore può misurarlo da sé in tante occasioni che ne sollecitano la partecipazione, grazie alle comici digitali che puntaggiano il percorso e nelle quali è possibile trovare 3o filmati sulle opere esposte. Questa della tecnologia è del resto una carta che MeMus gioca fino in fondo con la collaborazione di Studio Azzurro. Ne fa fede l'ambiente in cui si entra inforcando un paio di occhialetti per la visione in 3D, con la promessa di vedere l'opera come non l'avete mai vista. Qui, l'esperienza sensoriale è praticamente completa: c'è la musica, ci sono le immagini degli spettacoli, si vede il lavoro che si fa dietro le quinte. Ma non basta, giacché poi si sale di un piano e ci si ritrova fra tante altre meraviglie, a partire da un teatrino di William Kentridge realizzato per il Flauto magico e in mostra grazie a una partnership con il Maxxi di Roma. Oppure, se vi incuriosisce di più, da una macchina per il vento di primo '900: un po' d'olio di gomito, due colpi di manovella, e siete dentro un'atmosfera drammatica e misteriosa. Su una parete, una frase di Ovidio dice che «i doni, credi a me, conquistano uomini e dei», e introduce un aspetto particolare della filosofia di MeMus, spazio che per ricostruire la memoria ha anche bisogno di donazioni di persone che hanno raccolto l'invito a riportare qui tanti materiali che da qui s'erano dispersi nel tempo. Il centro di documentazione offre diverse postazioni digitali. Ci sono quelle per gli studiosi, e quelle che vogliono catturare l'attenzione di chi invece incomincia il proprio percorso nella passione musicale. Ecco, per dire, una parete davanti alla quale ci sono quattro schermi e altrettanti iPad a disposizione del pubblico. Col touch screen si può tenere una rotta, o magari perdersi in un mare di suggestioni diverse, facendo apparire articoli di giornale, immagini, registrazioni storiche, foto, insomma: di tutto. E se quello che trovi ti piace, da lì puoi anche metterlo, sul tuo profilo di Facebook, o inviarlo via mail a chi vuoi tu. Tutto ciò che si vede o si sente in MeMus è nato al San Carlo. Sancarliano è pure lo staff che ha costruito questa bellissima cosa: la musicologa Laura Valente, responsabile scientifica, la costumista Giusi Giustino, il direttore degli allestimenti scenici Nicola Robertelli, la coordinatrice Giulia Minoli. E i giovani volontari che, insieme a un milanese dal nome napoletanissimo, Gennaro Di Pietro della Siav, continuano ad archiviare materiali. Anche questo, infine, è un bel regalo per il 150mo. Lo sottolinea, all'uscita, il coloratissimo «Centaurogaribaldiontani» di Luigi Ontani, un gioioso Giano risorgimentale (da una parte Garibaldi, dall'altra Anita) in groppa al suo destriero.
NAPOLI - Apre MeMus, museo del San Carlo: la storia è un'emozione tecnologica.
Il Teatro di San Carlo, considerato il più bel teatro d'opera del mondo, ha finalmente aperto il suo nuovo museo, MeMus. Il museo è un progetto dinamico e spiazzante che combina memoria, museo, archivio storico, musica e altre cose in un modo unico. Il museo presenta una grande mostra dedicata all'arte all'opera e all'opera ad arte, con opere di artisti famosi come Paolini, Prampolini, Hockney e Luzzati. Il museo offre anche una tecnologia innovativa, come la visione in 3D e la possibilità di interagire con le opere esposte.
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