Lariete di bronzo esposto al museo «Antonio Salinas» Antonio Fiasconaro Castelbuono. Dal salone dei bronzi del museo «Antonio Salinas» di Palermo, a quello del Museo Civico della cittadina madonita. Dopo oltre 500 anni, il grande l'ariete di bronzo che era stato a «guardia» insieme al gemello poi andato perduto, del castello e posti dopo il 1473 nel sepolcro del marchese Giovanni I Ventimiglia nell'antica chiesa di S. Maria del Soccorso, di cui oggi esistono alcuni resti, torna a Castelbuono. E' un «ritorno a casa» temporaneo. Infatti, dopo accordi tra il «Salinas» e il Museo Civico, l'istituzione palermitana presterà l'ariete al museo castelbuonese. Per l'occasione sarà organizzato un convegno internazionale, nel quale verranno presentati gli importanti risultati delle indagini effettuate in occasione dell'ultimo restauro dell'importante opera scultorea. L'opera di bronzo è di fattura ellenistica. Vuole la tradizione che sulle due mensole ai lati del portale del Castello Maniace di Siracusa fossero collocati due arieti di bronzo. Le più antiche notizie intorno alle due opere ci vengono fornite dall'Arezzo (XVI secolo) e dal Fazello (XVIII secolo). Il primo riferisce che gli arieti erano al Castello a mare di Palermo ma provenienti dal maiore portu di Siracusa ove era il castrum turris Maniaci. Egli non dice espressamente che fossero al Castello! Il secondo racconta che nel 1448 furono date in premio al capitano Giovanni Ventimiglia per aver trucidato venti nobili accusati di aver fomentato la rivolta dei siracusani contro i governatori spagnoli. Dal suo racconto non si rileva, però, che gli arieti provenissero da Castel Maniace. Gli arieti furono quindi collocati sul prospetto del castello di Castelbuono e, alla morte del Ventimiglia, furono posti sulla sua tomba; dopo varie vicissitudini furono trasportati a Palermo, prima al Palazzo dello Steri, poi nel Palazzo Reale ed infine al Castello a Mare dove il Fazello, ai suoi tempi, poteva ancora ammirarli. Al tempo di Carlo III, nel 1735, le due opere d'arte furono trasportate a Napoli, per essere quindi nuovamente portate a Palermo nel Palazzo Reale, dove nel 1787 li ammirò J. Houel lasciandoci l'unica raffigurazione di entrambi. Nel 1848 uno dei due animali bronzei, colpito da una cannonata, fu fuso forse per forgiare un cannone; l'altro, danneggiato, fu poi donato da Vittorio Emanuele II al Regio Museo Archeologico di Palermo, dove ancora oggi si trova. L'ariete superstite è rappresentato accovacciato, con la zampa anteriore sinistra sollevata e la testa piegata in avanti. L'orecchio sinistro, la coda e la zampa sinistra posteriore sono stati riattaccati dopo i danneggiamenti subiti nel 1848. Sono presenti alcune integrazioni datate al restauro ottocentesco. 01102011