LUCCA. Resta la preoccupazione dell'associazione di residenti "Contrada di S. Concordio" per la situazione dell'area dello Steccone. «I legali della Gesam - dice l'associazione - hanno sollevato eccezioni circa la non utilizzabilità, ai fini dell'accertamento delle responsabilità penali, dei risultati delle analisi sui campioni di suolo prelevati dall'Arpat la settimana scorsa nel cantiere. L'argomento non sembra sostanziale, perchè campioni identici possono essere prelevati in qualsiasi momento con un preavviso di 24 ore». A preoccupare l'associazione sono «le terre fortemente intrise di idrocarburi e molto maleodoranti, ove è assai probabile che si rilevi la presenza di rifiuti classificati pericolosi e cancerogeni. Quello che è interessante rilevare è come Polis e Gesam, due società a partecipazione pubblica, la prima addirittura appartiene totalmente al Comune, si siano imbarcate nella avventura dello "Steccone" senza procedere preliminarmente ad alcuna delle verifiche necessarie sull'area. Si sapeva che lì c'era l'antico porto fluviale di Lucca, ma a chiamare la Sovrintendenza perchè seguisse "in tutela archeologica" gli scavi sono stati i cittadini, a permesso di costruzione già rilasciato. Si sapeva che l'area Gesam era stata bombardata nel 1944, ma a sollecitare la bonifica dei residuati bellici sono stati ancora i cittadini, a lavori iniziati. Si sapeva che l'attività dei gasometri, che si è protratta nell'area per oltre un secolo, poteva avere gravemente inquinato i suoli. «Ma, se non ci fosse stato un esposto all'Arpat e alla Procura da parte dei cittadini, la costruzione dello Steccone molto probabilmente sarebbe già "al tetto", e frequentata da centinaia di persone, (inclusi i bambini nel "promesso" parco giochi) ignari di camminare sopra terreni probabilmente molto inquinati. La sostanza, al di là delle vicende giudiziarie, è che il Comune e la Polis non hanno modificato di una virgola il permesso a costruire dello Steccone, nonostante gli impegni presi con i cittadini e nonostante che tutto quello che è accaduto nell'area Gesam dal 2008 ad oggi avrebbe dovuto convincere anche i più recalcitranti della "non fattibilita" del progetto originario».