Festeggiano le case abusive e le lobby del cemento, perdono i cittadini che non hanno una città Dopo due anni è come se L'Aquila fosse stata colpita da due terremoti. Il primo quello del 6 aprile quando la terra si è spaccata ingoiando le case e la vita di 309 persone. Il secondo quello dell'indifferenza e della vergogna istituzionale che continua a distruggere ogni più flebile respiro di speranza. L'Aquila oggi, con il suo centro storico ostaggio di puntelli e transenne, è un Far West in cui vige la legge del più furbo nel costruire abusivamente, del ministro di turno che si esibisce nella sua passerella con tanto di caschetto che viene così bene nelle foto, del politico più abile a sparare le promesse più fatue, della Chiesa che sguinzaglia i cani non a guardia del suo gregge ferito a morte, ma di interessi e affari. Il tutto, se possibile, esasperato dalle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale che si svolgeranno il prossimo maggio. Una lotta all'ultimo sangue che non risparmia nessuno, in cui i bisogni-diritti si trasformano in favori, armi efficacissime per fabbricare consenso elettorale. Un esempio? Grazie a un'ordinanza emessa dal sindaco all'indomani del sisma, chi aveva la casa distrutta e un buon conto in banca poteva acquistare una casetta di legno per 300 mila euro circa: avrebbe potuto restarci solo 36 mesi rinnovabili di altri 36 se la sua abitazione, nel frattempo, non fosse stata ricostruita. In mancanza di qualunque controllo le ha acquistate anche chi non aveva avuto la casa distrutta, disponendole su terreni a destinazione agricola o addirittura nel giardino della propria villa aumentando la cubatura senza alcuna autorizzazione, in entrambi i casi, dunque, abusivamente. L'amministrazione comunale, con le elezioni alle porte, si guarda bene dall'ordinare la demolizione delle 4500 casette di legno, mentre i proprietari confidano nel solito condono. Un altro esempio? Chi abita nelle 19 new town, circa 15 mila persone per un totale di 4500 famiglie, non paga le bollette di acqua e luce, mentre tutti gli altri sì. Altri 15 mila voti in cui confidare. Contemporaneamente la città distrutta vive una condizione di totale abbandono e degrado: rifiuti, erbacce a ridosso delle mura di cinta. E chi ha potuto, dopo aver atteso giusto il tempo di capire che alle promesse non sarebbero seguiti i fatti, se n'è andato. Alla riapertura dell'anno scolastico nelle scuole dell'obbligo, sono mancati all'appello duemila bambini e ragazzi. Segno che le famiglie stanno ricostruendo la loro vita in altri luoghi dove i loro figli di sera possano ritrovarsi con gli amici in piazza, passeggiare per le vie del centro, andare a mangiare una pizza, condividere insomma la cosiddetta normalità che qui resta un'ambizione. Ma non si sa con esattezza quante persone abbiano lasciato per sempre L'Aquila perché non esiste un censimento. Le iscrizioni all'Università non sono calate, ma la ragione sta nel fatto che anche quest'anno non si pagano le tasse, bisognerà attendere l'anno prossimo per capire in quanti torneranno sul serio. Così come non si sa se la prima tranche 2 miliardi e 700 milioni per la ricostruzione sia virtuale o, come assicura il presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi, "custodita in cassaforte". Sta di fatto che non viene spesa. La città sotto una tenda Di tutto questo, ma anche di molto altro ogni mercoledì si discute in una affollatissima assemblea cittadina organizzata da 30 persone di buona volontà che, individuati di volta in volta i temi, convocano i cittadini. Quando arriviamo il sole è già dietro il Gran Sasso pronto ad addormentarsi. Il tendone allestito dal ministero dell'Interno in Piazza Duomo all'indomani del sisma per ricoverare i macchinari per rimuovere le macerie è fatiscente. E se piove si trasforma nel letto di un fiume. D'estate il caldo è soffocante. D'inverno, quando qui si raggiungono i 15 gradi sotto lo zero, si congela. Ma i cittadini non demordono. Autotassandosi hanno cercato di rattoppare i buchi più grandi, acquistato le sedie, lo schermo, il proiettore, l'amplificazione per trasmettere in diretta le assemblee sul canale AQ 99 affinché anche chi è a casa possa partecipare. Ecco, partecipazione assieme a informazione e trasparenza sono l'anima dell'assemblea cittadina. Informare per colmare il vuoto istituzionale, affinché tutti possano prendere coscienza della loro condizione. Tutto non solo senza alcun contributo delle amministrazioni pubbliche, ma addirittura contro il loro volere, a volte palesemente espresso, altre volte taciuto, ma evidente. Tant'è che la richiesta di una legge sulla partecipazione viene ignorata. Mentre sono state raccolte 5 mila firme e consegnate alla Camera per una legge che regolamenti la gestione della ricostruzione. Per poter avere ospite, parola che la dice lunga sulla disponibilità a sentirsi parte della comunità, il presidente Chiodi, gli organizzatori hanno dovuto faticare non poco. E dopo aver preventivamente inviato le domande per iscritto, come richiesto, il Governatore si è presentato. Ad accoglierlo più di mille persone, un fiume in piena di domande, tanto l'occasione era straordinaria: era la prima volta da quel tragico 6 aprile 2009 che Chiodi incontrava pubblicamente i terremotati. Arriva il commissario La notizia, in gergo giornalistico, è che il presidente, nonché commissario per la ricostruzione, non conosceva neppure i nomi dei paesi colpiti dal sisma e quando li leggeva negli appunti che gli aveva consegnato il suo staff riusciva anche a sbagliarli trasformando ad esempio Fontecchio in Fonticchio. Per il resto la sua presenza è stata un'ampia illustrazione del politichese. "Però lo abbiamo costretto a venire" fa notare Milena con accento soddisfatto come se quello che per un rappresentante delle Istituzioni dovrebbe essere un dovere fosse una conquista della cittadinanza attiva. "Il terremoto ha svelato la vera natura della classe politica di questo Paese attenta solo a tutelare se stessa", spiega Alfredo, artigiano che ogni giorno passa davanti alla saracinesca divelta della sua bottega. I negozi nel centro storico praticamente non esistono più. Il corso principale è un lungo elenco di serrande abbassate. I commercianti più solidi economicamente parlando si sono trasferiti nei centri commerciali nati in periferia, gli altri hanno chiuso. "Incapacità? Malafede? Boh! Fatto sta che siamo abbandonati da destra come da sinistra. Ci hanno rubato anche il nostro senso di appartenenza", è la conclusione a cui è arrivata Ilenia. Voci disperate che diventano disperanti perché nessuno le raccoglie. "Sono diverso da loro, è vero, ma non inferiore come avrebbe voluto farmi credere sua eccellenza l'arcivescovo quando ci definiva 'ingrati!', perché non chinavamo la testa davanti alle vessazioni e ai soprusi della Protezione civile e alle risate grasse della cricca, oggi rinviata a giudizio, Bertolaso in testa. Diverso, ma moralmente pulito, e non uno tra i 'quattro cialtroni' o parte di una 'minoranza rumorosa', come ci apostrofava l'allora prefetto de L'Aquila, mentre riempiva di ridicolo agli occhi del mondo gli incolpevoli funzionari di polizia, che ci sequestravano le carriole perché volevamo partecipare alla ricostruzione del nostro futuro", ricorda Michele. C'è chi al presidente della Camera Gianfranco Fini, che arrivando qui alcuni giorni fa ha detto: "La città è morta!" fa notare: "No presidente, è colpita al cuore ma in piedi la nostra città, quel cuore pulsa ancora dell'energia di migliaia di cittadini che non si rassegnano all'incuria e all'abbandono, ai traccheggi della politica e alle cricche del malaffare, ai maneggi degli sparvieri che roteano sui resti de L'Aquila... e la nostra tenda, presidente, è il luogo della resistenza cittadina, il baluardo della democrazia". E a proposito dell'Arcivescovo che "per giustificare l'operato della sua Chiesa scomoda il Vangelo di Matteo che parla della fiducia, di quando Cristo andò in mezzo ai pubblicani, considerati peccatori perché esattori dei romani, e dette loro fiducia" dice: "Si augura che gli arrestati possano dimostrare la loro innocenza, come è giusto in una logica garantista, per poi scagliare anatemi contro chi osa toccare gli affari della Curia, avanza dubbi sulla legittimità della gestione della Casa dello studente costruita con i soldi della Regione Lombardia sui terreni della Curia, e a essa affidata per la gestione. Mettete la casa dello studente nella disponibilità dell'ADSU fatelo senza se e senza ma, dimostrate che vi sta più a cuore l'essere pastori d'anime, e non curatori di interessi". Un giorno passando nel quartiere più danneggiato dei quattro del centro storico, racconta Anna Colasacco, una delle organizzatrici dell'Assemblea cittadina "davanti alla Chiesa di San Silvestro vediamo una piattaforma di cemento armato alta 30 cm di circa un centinaio di metri quadri, accanto un cartello: "Struttura permanente". Chiediamo spiegazioni in Comune, nessuna risposta. Veniamo a sapere che stavano ricostruendo la Chiesa di San Pietro. Protestiamo, informiamo la Sovrintendenza. Sostituiscono il "permanente" del cartello con "provvisorio". L'Assemblea ha fatto un esposto alla Procura della Repubblica per sapere chi abbia dato il permesso, con i soldi di chi sarebbe stata costruita la Chiesa e chi pagherà per la rimozione che nel frattempo è stata autorizzata da Comune messo alle corde. "Il sindaco si lamenta, l'avevo detto, le cose non vanno, non camminano, ci vuole una nuova verifica della governance... A giorni alterni succede che si senta abbandonato. Così sono passati due anni", dice desolato Marco. La politica barricata nel bunker del potere, fuori i cittadini che cercano disperatamente di rianimare la città che muore lentamente. Una carriola di disegni Marco Preziosi, illustratore naturalista, ha visto la distruzione della vita con occhio inesorabilmente tecnico quel giorno dell'aprile 2009 in cui capitò a L'Aquila per trovare un amico e scoprì una nuova dimensione dell'esistenza: la rovina, lo sfacelo materiale e immateriale che il sisma aveva portato con sé. "Rimasi subito colpito dalla forza di quell'esperienza racconta ma la spinta ad agire venne un anno più tardi, quando la città e il suo dolore erano già diventati un simbolo, un ricordo. La gente stava male, le case erano distrutte, nessuno aveva un'idea di come tornare alla normalità". Così Preziosi decise di fare quello che gli viene meglio, disegnare la realtà, per evitare di dimenticarsela. "Lanciai un appello tra amici e organizzammo le prime visite in zona rossa. Qualche volta i militari ci cacciavano. Nell'ottobre 2010 il raduno più massiccio, un centinaio di persone arrivate da tutta Italia, una sorpresa anche per me". Quelle opere sono diventate una mostra, e un blog (una carriola di disegni) dove L'Aquila parla con matite e colori, gessetti e china. "Quando portiamo in giro questi disegni la gente piange. E noi continuiamo a disegnare". c.p. Matite per ricordare Le opere di Ferruccio Orioli, Angela Maria Russo, Benedetta Dossi, Fabio Ascenzi e Marco Preziosi dal blog "una carriola di disegni" Inizialmente è stato un moto dell'animo: andare a L'Aquila, vedere con i propri occhi la città che è venuta giù, testimoniare la propria vicinanza ai cittadini. Arrivarono tutti, caschetto in testa, da Marcello Lippi, all'epoca Ct della Nazionale a Roberto Benigni, al Papa. La sfilata continuò nei mesi a venire: presidente del Consiglio, funzionari della Protezione civile, istituzioni, ministri, sottosegretari, politici. Una sfilata che, a due anni dal sisma, e con la "zona rossa" che ancora chiude inesorabilmente il centro storico del capoluogo abruzzese, stona. Come l'elmetto esibito anche quando attorno tutti girano senza.