Indagine Ispra sugli effetti di azoto e polveri sottili Rischio record a San Marco e San Martino ai Monti Neri come pece e avviati ad un lento processo di sbriciolamento. Sui monumenti romani incombe la spada di Damocle dellinquinamento. Perché i veleni prodotti dalle auto non devastano solo i nostri polmoni, ma attaccano i marmi di chiese, colonne e antichità. Lo studio condotto dallIspra e dallIstituto superiore per il restauro su 77 monumenti ha stilato anche la top five di quelli più a rischio: San Marco, San Martino ai Monti, San Tommaso in Parione, San Filippo Neri, Santa Cecilia. «A danneggiare i monumenti - spiega la ricercatrice Patrizia Bonanni, responsabile del settore Piani di risanamento dellIspra - sono in particolare gli ossidi di azoto, le polveri sottili Pm10 e Pm 2,5 e lozono. Le polveri scuriscono il marmo e gli ossidi di azoto, mischiati alla pioggia, concorrono a sbriciolarlo. Ricordiamo infatti che il marmo è composto di carbonato di calcio, che diventa solubile a contatto dellacqua e di sostanze acidificanti come, appunto, gli ossidi di azoto». La comunità scientifica ha fissato per convenzione in 8 micron allanno il cosiddetto "valore accettabile di erosione". I monumenti del centro storico analizzati dai ricercatori dellistituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale insieme a quelli dellIscr, istituto superiore per la conservazione e il restauro, presentano una media di erosione compresa tra i 6 e i 6,2 micron allanno. Un «valore preoccupante», secondo la curatrice dellindagine. «Questi monumenti - dice - sono preda del degrado, fortemente a rischio. È per questo che bisogna intervenire subito con interventi di approfondita pulizia, che evitino quelli più impegnativi e costosi dei restauri».