C'è confusione in città. E non si tratta di traffico, ma di una confusione semantica relativa al termine "cultura". Tutti ne parlano, nessuno sa definirla. Una vaghezza che permette di rubricare come cultura anche il recente incontro al Leoncavallo tra don Rigoldi e Jovanotti. Intanto, un altro progetto culturale milanese è stato cassato. In un secco comunicato, Letizia Moratti annuncia il lancio della spugna dal ring della Grande Brera. L'ex sindaco spiega di essersi data da fare sin da prima dell'estate, andando a cercare sponsor porta a porta. Fatica sprecata: il ministro dei Beni culturali, Giancarlo Galan, non ha provveduto a convocare il previsto tavolo di lavoro. Gli sponsor spazientiti ci avranno ripensato e la Grande Brera resterà un'illusione. La notizia è confinata nella cronaca locale dei siti che, in qualche caso, la presentano sotto la testatina "Spettacoli". Alla fine di uno spettacolo si tratta, con Stefano Boeri che, mosso dall'astio di chi ha perso il ruolo di primadonna, chiama a gran voce i riflettori su di sé e declama: «Davvero singolare la doppia mossa di Letizia Moratti. Prima si candida a capo di una supposta "cordata internazionale di mecenati" e poi si ritira lamentando poca attenzione dal governo». Ebbene sì. E lo stesso Boeri che prima dell'estate disse: «La Grande Brera non è un palcoscenico delle vanità, ma un progetto strategico. La signora Moratti è un privato cittadino che, per le risorse di cui dispone, potrà contribuire a realizzarla sullo stesso piano di altri privati». Ieri «risorse di cui dispone», o «supposta cordata». Pur di restare a cinguettare sul «palcoscenico delle vanità», Boeri è pronto a cambiare registro. Che la Grande Brera interessasse a Galan quanto un incontro di calcio del campionato nepalese non è una novità. Già in estate l'assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, notava che «il governo latita chiarisca le risorse a disposizione». Oggi la Moratti ricorda che il piano di lavoro sembrava realizzabile, ma è stato bloccato da ostacoli incomprensibili. Quindi Letizia evita di assumersi «responsabilità anche nei confronti di soggetti internazionali che non comprenderebbero la difficoltà a condividere l'obiettivo di fare di Brera uno dei poli culturali più importanti d'Europa». Già, questa è la parte più difficile: spiegare agli stranieri come mai, invece di unirsi e lavorare insieme per realizzare un progetto importante per la città nonostante il disinteresse statale, Boeri si è scagliato contro la Moratti. Come si traduce in inglese «palcoscenico delle vanità»?