Tranquillo e fiducioso: così si descrive Marco Di Lello, assessore regionale all'Urbanistica (DELLA cAMPANIA). Si aspettava questa decisione? «Un po' sì. Le avvisaglie c'erano già state con l'impugnazione delle leggi dell'Emilia Romagna e della Toscana. Ora è toccato ad altre cinque regioni, e devo dire che stiamo in buona compagnia». Il ministro per gli Affari regionali La Loggia ritiene che la Regione abbia svuotato il senso della legge nazionale adottandone una troppo restrittiva. Cosa replica? «La Loggia forse dimentica che fu proprio la Consulta a chiedere alle Regioni di stabilire le modalità di applicazione della sanatoria e in particolare le volumetrie. E non credo che la Consulta possa smentire se stessa. Del resto, non mi sembra che si possa dire che 250 metri cubi sanabili siano pochi. Anzi, per noi sono anche troppi». Il governo contesta alla Campania anche la retroattività della legge. «La Consulta, in merito al ricorso delle Regioni, stabilì che le domande già presentate dovevano essere assoggettate al criterio regionale. Noi ci siamo adeguati a questa indicazione». C'è poi la questione dei tempi, rispetto ai quali il governo pure fa delle osservazioni. «Non mi pare che i termini siano per il governo un elemento di doglianza. Sono altri gli articoli in cui il consiglio dei ministri entra nel merito e su quei punti ci confronteremo. E comunque anche sulla congruità dei tempi ci sarebbe tanto da dire». Il governo non ha fatto sconti, davanti alla Consulta finiscono Regioni amministrate dal centrodestra e dal centrosinistra. «Questo governo si conferma come il più antiregionale nella storia del Paese, alla faccia del tanto decantato federalismo. Il governo pretende di imporre la logica centralista e non si arrende rispetto alla volontà evidente di un Paese che non ha voluto e non vuole il condono». Lei difende la normativa regionale. Perchè allora il governo l'ha impugnata? «Per un unico motivo. Il gettito sinora è stato di gran lunga inferiore alle previsioni, è stato un vero e proprio flop, e ciò crea seri problemi per coprire il taglio delle tasse. Si cerca dunque in tutti i modi di aggirare la volontà delle Regioni per ampliare il più possibile i proventi della sanatoria. È evidente che sono alle corde, il governo ricorre agli escamotage per fare cassa». Ma fino alla sentenza della Corte costituzionale, che presumibilmente non arriverà prima di sette-otto mesi, cosa succederà? «La legge della Campania rimane in vigore a tutti gli effetti. Ma sono sicuro che la Corte costituzionale ci darà ragione».