Ribera è sepolto nella chiesa di Santa Maria del Parto Ma della tomba dell'artista non c'è più traccia Qui riposa in pace José de Ribera detto lo Spagnoletto. Macché. Uno va a Mergellina, alla chiesetta di Santa Maria del Parto, e si aspetta di leggere il solenne epitaffio sulla tomba del pittore del Martirio di San Filippo, come indicato in più di una biografia, anzi in tutte. Della tomba invece non c'è traccia (per fortuna il sepolcro di un altro illustre, il Sannazaro, invece c'è ancora e ben visibile). Purtroppo, come succede nella gran parte dei casi, le trasformazioni che nel corso dei secoli squassano l'impianto originale degli edifici ecclesiastici hanno intaccato anche la chiesa di Mergellina. Sulle guide l'indicazione della sepoltura resta. Ribera è morto a Napoli il 2 settembre 1652, e in quasi cinque secoli può ben accadere che le ossa vengano sospinte nell'ipogeo o scaraventate chissà dove. Il parroco di Santa Maria del Parto, padre Antonio Cafaro, scuote la testa: «Negli anni '50 il pavimento è stato rifatto e le lapidi poste dietro l'altare. Mai vista alcuna tomba, né alcuna epigrafe che possa minimamente rimandare allo Spagnoletto». LA SECONDA PISTA: SANTA LUCIA - Sussiste anche una seconda pista, molto meno accreditata, che conduce ad una chiesa di Santa Lucia (lo riporta Wikipedia, e per non turbare la comunità accademica evitiamo di elevare l'enciclopedia virtuale al rango di «fonte»; però i profani è lì che muovono il primo passo di una ricerca). Fatto sta che Ribera, secondo i compilatori della pagine web, potrebbe essere sepolto a Santa Maria del porto, ora nota come «della Catena», a due passi dalla sede della Regione. Edificio che ha la medesima datazione di Santa Maria del Parto (e diciture molto simili porto-parto). Ma anche al borgo, zero sorprese: i resti dello Spagnoletto non ci sono. È un piccolo mistero, magari per appassionati filologi dell'artista, ma che acquista un significato speciale nei giorni in cui viene inaugurata la grande mostra a Capodimonte Il giovane Ribera tra Roma, Parma e Napoli 1608-1624 (fino all'8 gennaio). L'EX SOPRINTENDENTE - Nicola Spinosa, ex soprintendente-star del patrimonio culturale partenopeo, minimizza: «Credo che siano interessanti più le opere in vita di Ribera, molte delle quali ammirabili alla mostra di Capodimonte, che le sue povere spoglie». Lo studioso non ha dubbi: «Il certificato di morte indica Santa Maria del Parto. Le modificazioni subìte dalla chiesa avranno compromesso irrimediabilmente la tomba. Chissà dov'è finita». E se un ammiratore sfegatato del pittore facesse un pellegrinaggio fino a Napoli, sai che delusione. «Allora sarebbe ride un turista piuttosto funereo. Ad ogni modo, dovrebbe aspettarselo: i resti degli artisti non sempre vengono serbati al meglio, anzi». POVERI ARTISTI - La scarsa attenzione per la sepoltura di personaggi illustri del mondo dell'arte è mesta consuetudine. «Tanti artisti del Seicento ricorda Tomaso Montanari, docente di Storia dell'arte alla Federico II morti di peste venivano gettati in fosse comuni». Altri, la maggiorparte, non ottenevano onorificenze funebri di rilievo. «Non è però il caso del Ribera che era famoso e benestante». Le tombe degli artisti sono tra le cose meno studiate del mondo dell'arte. Oggi ci si affida al buon cuore dei laureandi. «Proprio ieri spiega Montanari ho dato una tesi su questo argomento. Potrebbe aiutare a far luce. Perché, a parte i casi di Raffaello (al Pantheon) e Michelangelo (nella basilica di Santa Croce a Firenze), ricordo poche eccezioni di tombe ben conservate e pubblicizzate. Bernini, per esempio, è sepolto a Santa Maria Maggiore a Roma ma con un sepolcro molto banale. E all'estero è anche peggio». «Lo studio delle tombe conclude implica una cura quasi archeologica ed è reso spesso impossibile dai mutamenti subiti nel corso del tempo dai monumenti funebri, laddove avessero un certo pregio. Ci vuole fortuna e pazienza». IL PORTALE DEL COMUNE - Pazienza tanta ma poca fortuna anche per i curatori del portale cartografico Geositi del Comune di Napoli (www.napoliservizi.comgeocom) che avrebbero voluto arricchire il sito web con le immagini della tomba di José Ribera. «Abbiamo fatto un sopralluogo a Santa Maria del Parto dice Laura Iasiello, una delle curatrici del team guidato da Salvatore Iodice convinti di poterla fotografare. Sarebbe stato sicuramente un fiore all'occhiello per un edificio comunque ben conservato e, più in generale, per incentivare il turismo in una zona che di visitatori ne conta ben pochi». E invece si sono accontentati di alcuni scatti all'impianto interno ed esterno, evitando anche di menzionare la presenza-assenza della sepoltura del pittore nelle «info» della scheda con cui viene corredato ogni bene artistico sulla mappa online. Lo Spagnoletto, insomma, non giace più qui.