Roma. Ormai è un vero e proprio duello che si combatte a colpi di dichiarazioni al vetriolo, ricorsi alla Corte Costituzionale e una valanga di carte bollate. Pomo della discordia, il condono edilizio varato dall'esecutivo e chiuso, almeno ufficialmente, il 10 dicembre scorso, con un gettito largamente inferiore alle attese. Ieri, da Palazzo Chigi, è partita una nuova bordata contro le amministrazioni che hanno approvato leggi che hanno di fatto ristretto le maglie della sanatoria edilizia. Nel mirino cinque regioni: Lombardia, Veneto, Marche, Umbria e Campania. In tutti i casi, anche se per motivi diversi, il governo ha deciso di impugnare i provvedimenti adottati in sede locale. «Sono leggi che di fatto hanno finito per svuotare il significato della legge nazionale - spiega il ministro per gli Affari Regionali, Enrico La Loggia - In questi casi si configura un'interferenza di queste amministrazioni rispetto all'orientamento emerso dallo Stato». Per la Campania, in particolare, la legge è stata censurata per le norme contenute in due articoli (il 3 e il 4) che «escludono la sanatoria di tipologie di opere e interventi previsti dalla normativa statale o ne restringono eccessivamente l'ambito». Inoltre, il provvedimento varato dalla giunta presieduta da Bassolino, si legge nel ricorso presentato dall'esecutivo, «contrasta con il principio della certezza del diritto e dell'affidamento dei cittadini, in palese violazione del principio del buon andamento e di imparzialità dell'amministrazione». A questo punto la parola passa alla Consulta che dovrà decidere sul ricorso presentato da Palazzo Chigi. Non è escluso che, in caso di esito positivo, l'esecutivo possa anche decidere di riaprire i termini della sanatoria per recuperare il gettito perduto. Nel frattempo riesplodono le polemiche. «La decisione del governo è l'ulteriore prova delle pessime condizioni in cui ha ridotto la finanza pubblica», sentenzia il governatore delle Marche, Vito D'Ambrosio. Per Marco di Lello, assessore all'urbanistica della giunta Bassolino, «il governo non sa più che pesci prendere dal momento che il gettito del condono è stato finora un flop, meno della metà del previsto. Ora pretende di imporre la peggiore logica centralistica e non si arrende di fronte alla volontà evidente di un paese che non ha voluto e non vuole il condono». All'attacco anche Legambiente («così si mina l'autonomia delle Regioni») e il Wwf: «Il governo di fatto punisce le amministrazioni virtuose che avevano messo paletti e resi più forti i vincoli della sanatoria». Durissimo anche il presidente nazionale dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio: «L'esecutivo è sempre più il killer del federalismo, dell'ambiente e della legalità».
Condono, stop del governo a cinque Regioni
Il governo ha deciso di impugnare le leggi approvate dalle amministrazioni locali che hanno ristretto le maglie della sanatoria edilizia. Le cinque regioni in mira sono la Lombardia, il Veneto, le Marche, l'Umbria e la Campania. Il governo sostiene che queste leggi interferiscono con l'orientamento dello Stato e violano il principio della certezza del diritto. La Consulta dovrà decidere sul ricorso presentato dal governo. Se la Consulta conferma la validità delle leggi, il governo potrebbe decidere di riaprire i termini della sanatoria per recuperare il gettito perduto.
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