Da febbraio i lavori per trasformare il parcheggio in un giardino animato anche di sera Nel 1568 il grande naturalista bolognese ospitò a Palazzo dAccursio le prime piante rare giunte dal Nuovo Mondo Certe volte le cose possono evolvere a rovescio ribaltando la consuetudine. Per esempio può capitare che un parcheggio asfaltato diventi un prato. Anzi, un giardino. Il rospo che si trasforma in principe, insomma. Ma questa volta non è una favola. Il progetto del Comune, presentato ieri dal sindaco Virginio Merola e dallassessore allUrbanistica Patrizia Gabellini, è proprio così: 250 mila euro (buona parte dalla fondazione Rusconi) per trasformare il cortile del pozzo di palazzo dAccursio in un luogo polivalente a metà tra il piccolo parco per bimbi e un luogo adibito a spettacoli e foto di nozze aperto anche alla sera, oltre che impreziosito da quindici alberi (donati dal progetto "Gaia"), da fioriere e da una grande pedana di legno di ottocento metri quadrati ai piedi del pozzo cinquecentesco copia delloriginale progettato dal Terribilia ora custodito nel cortile della Pinacoteca di via Belle Arti. I lavori potranno cominciare a febbraio e riportare il cortile allantico, comera nel 1568 quando tutta larea fu destinata a orto botanico dal grande naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi che vi ospitò anche le prime essenze provenienti dallAmerica, scoperta 76 anni prima, e dalle Indie meta dei mercantili genovesi e veneziani. Per una sorta di ironia che a volte fiorisce anche negli atti amministrativi, il cortile così riallestito si chiamerà "Piccoli pass" a sottolineare la sottrazione dei permessi di parcheggio per politici, dirigenti e giornalisti. Al posto delle auto arriverà la copertura wireless e anche in questo caso si tratta di un passaggio altamente simbolico: dalla mobilità a motore a quella via etere. Persino i rumori saranno di natura diversa. Al rombo delle marmitte potrà sostituirsi la melodia di unorchestra visto che, come ha fatto notare Gabellini, «il cortile ha unottima acustica per concerti e spettacoli allaperto». Insomma, il vecchio Aldrovandi, se resuscitasse, troverebbe il cortile più simile al suo orto di quanto non fosse finora. Lui che sudò sette camicie per convincere il Senato bolognese e il cardinal Legato che quel fazzoletto poteva diventare la culla della botanica italiana. Lundici giugno del 1568 arrivò il taglio del nastro tra le zolle che allora si estendevano fino a via Ugo Bassi, prima che venisse costruito il palazzo di Sala Borsa. Fu per esigenze irrigue che sorse il pozzo con la sottostante cisterna alimentata da cunicoli sotterranei. Per molto tempo lorto è stato il laboratorio a cielo aperto del grande naturalista e ha custodito essenze rare fino al 1804 quando venne trasferito nella sede attuale di via Irnerio. In quel periodo una parte consistente del verde se la prese ledificio di Sala Borsa Borsa: fu il primo passo verso lo smantellamento. Centotrenta anni dopo, questa fase si concluse col trasferimento del pozzo in Pinacoteca e la sostituzione con una copia. Poi sono arrivati lasfalto e le auto. Ora si torna indietro ed è un po come riavvolgere il nastro.