Riapre la storica biblioteca Tommasi grazie a un progetto della Fondazione Telecom Italia e della Provincia I 260mila volumi sono stati trasferiti in una moderna struttura Il tesoro di carta è la ciambella di salvataggio di una città. Joaquin Navarro Valls, oggi presidente della Fondazione Telecom non è uomo da perdersi tra le macerie, né fisiche né dell'anima. E così con garbo intellettuale, spiega, con due parole e qualche ricordo, la filosofia che ieri ha regalato all'Aquila un evento: la rinascita della Biblioteca provinciale Salvatore Tommasi. Un investimento da due milioni di euro a cui hanno partecipato la Provincia, il Mibac, la struttura del vicecommissariato per i Beni Culturali e Fondazione Telecom come unico e forte partner privato. È la filosofia di restiture alla città le sue radici, la forza della sua storia: «Dopo aver aiutato nel momento dell'emergenza dice Navarro Valls ci siamo chiesti su quale aspetto intervenire per sostenere la città e abbiamo scelto la Biblioteca. Perché noi siamo tutti storia, siamo le nostre radici, se ci manca la storia manca il contatto con noi stessi». Alla città torna un punto di aggregazione importante, vissuto intensamente da sempre. Linee di intervento: valorizzare il patrimonio esistente ordinandolo e catalogandolo dopo il recupero, procedere a una sistemazione innovativa e a una digitalizzazione del materiale. Oltre che ad un immersione nella rete internet. La «Tommasi» della transizione ha dunque un cuore nuovo, pulsante. Ma è un investimento pensato per essere trasferito nella biblioteca storica, quella di piazza Palazzo, quando verrà fuori dal lungo restauro. E che la biblioteca tornerà a casa lo garantiscono tutti: il presidente della provincia Del Corvo, il Sindaco Massimo Cialente, il governatore Gianni Chiodi. Ma tutti sanno che non sarà presto. Stranamente, per una volta, Chiodi e Cialente sembrano aver sottoscritto un patto: «La ricostruzione del centro storico è complessa in maniera quasi inspiegabile, abbiamo analizzato sottosuolo, stabili e materiali per 250 ettari di territorio perimetrato: ora si può partire, sapendo che sarà possibile ricostruire palazzi storici in maniera sicura e resistente». Chiodi sottoscrive, ed è un accordo che strappa persino un applauso e un sorriso. Perché tra libri, cultura, storia e passato sempre di ricostruzione si finisce per parlare: il nodo è tutto lì. Così appare quasi singolare che a far la parte del rivoluzionario sia Bruno Vespa, che più che moderare un dibattito spreme i politici come limoni: «Corriamo un rischio serio - dice - che l'Italia si disaffezioni dell'Aquila. Dopo due anni e mezzo chi viene qui resta sconvolto. Io non tornerò in centro storico finché non vedrò le prime gru e voglio tornare a passeggiare lungo il Corso. Sono stanco di vedere indicata questa città come la città dei fantasmi». Di chi la colpa? «Non ho patenti per dare colpe, ma sono veramente arrabbiati. Il sottosegretario Letta dice che i soldi ci sono. Che li spendano. E in fretta». Non molla di un millimetro: il rigore si scioglie appena quando ricorda i tempi della «Salisburgo d'Italia», di Rubinstein e di Benedetti Michelangeli. «Stupidamente dice quando mi hanno invitato all'inaugurazione ho pensato alla vecchia biblioteca». Dietro la polemica si cela però un pizzico d'orgoglio per quest'intervento a cui anche lui, con le sue relazioni, ha contribuito deitro le quinte. Anche se tocca a Franco Bernabé ricordare le antiche relazioni tra L'Aquila e Telecom ai tempi della scuola Reiss Romoli. Il passato entra dalla finestra, ma è del futuro che si deve parlare, di questa Biblioteca che, prima di tornare a casa, sarà già entrata in una dimensione globale, attraverso una totale riscrittura del sistema di gestione e un'apertura all'esterno che significa nuove opportunità di fruizione. La Tommasiana, con i suoi 260.000 volumi, i suoi incunaboli preziosi i prestigiosi libri liturgici sarà una porta aperta sul web, per consultazione e servizi. Nel corso degli anni il piano di digitalizzazione coprirà una selezione dei più importanti documenti storici, come gli «Annali d'Abruzzo» e «Monumenti, uomini illustri e cose varie» di Anton Ludovico Antinori , una serie di opere manoscritte riguardanti la storia aquilana e alcuni libri a stampa del Cinquecento e del Seicento.