Le idee La quinta edizione della Settimana Internazionale della Ricerca Negli ultimi anni, il tema del ruolo economico e sociale degli eventi culturali è entrato con forza nellagenda delle istituzioni pubbliche e private. Stime affidabili indicano che ogni anno, nel nostro paese, si organizzano più di 1600 mostre e oltre 1000 festival culturali. Cifre imponenti. Nel bene e nel male. Che da un lato evidenziano la vitalità di molti centri, piccoli e grandi; dallaltro, le difficoltà nel programmare e coordinare le diverse iniziative, soprattutto per concentrare le risorse ed evitare sprechi e sovrapposizioni. È un problema di non poco conto. Lo spostamento dellattenzione dai "beni" alle "attività", dal "patrimonio" agli "eventi culturali", ha conseguenze ragguardevoli, non ancora analizzate a fondo. Anche perché unanalisi attenta dellimportanza dellimpatto non solo economico degli eventi culturali, richiede una visione strategica di lungo periodo e su dimensioni territoriali estese. Da cinque anni, la Settimana Internazionale della Ricerca - evento nato dalla collaborazione tra diversi partner nazionali e internazionali (università, fondazioni, istituzioni culturali e altro ancora) - tenta di coniugare i temi della ricerca contemporanea con le questioni culturali più attuali. Lobiettivo è contribuire alla creazione di uno spazio di dialogo tra ricercatori e studiosi di ambiti differenti per la nascita di una rete delle diverse realtà scientifiche e culturali del Mezzogiorno (la V edizione avrà come tema "Linvenzione della verità" e si terrà dal 3 all8 ottobre a Napoli, Matera e São Paulo). Le nuove dinamiche del contesto scientifico-tecnologico internazionale, gli scenari delleconomia globale, il posizionamento dei sistemi innovativi nazionali, evidenziano la necessità immediata di rispondere al meglio alle nuove e sempre più pressanti esigenze poste dalla trasformazione delleconomia contemporanea in uneconomia fortemente basata sulla conoscenza. Trasformazione che ha investito in pieno il ruolo e la natura stessa delle università, al punto da delineare una seconda rivoluzione accademica. Dopo la prima, che vedeva la ricerca affiancata alla naturale vocazione didattica, le università sono ora chiamate a contribuire direttamente alla sviluppo economico e sociale della società attraverso i risultati e gli effetti della ricerca di frontiera. Naturalmente non è questo il luogo per lanalisi di un tema così sensibile. Resta il fatto, però, che i governi europei anziché creare ambienti drasticamente selettivi per una crescita dal basso della ricerca, si ostinano a credere nel modello (iper-razionale, gerarchico e fallace) dellagenzia. Risultato? Larretramento delloutcome della ricerca europea e la permanenza, nonostante i finanziamenti pubblici sempre più scarsi, di comportamenti parassitari e opportunistici diffusi. La proposta avanzata dalla Settimana Internazionale della Ricerca è che la complessità dellorganizzazione della scienza contemporanea si affronta attraverso una auto-organizzazione evolutiva fondata su individui, gruppi, centri di ricerca e agenzie pubbliche (coordinamenti transnazionali) che lavorino, quasi come imprese, con autonomia e responsabilità decisionale decentrata. Questo modello consentirebbe, da un lato, di vincere sfide sempre più difficili per il numero dei potenziali concorrenti; dallaltro, di aggirare i vincoli economici e finanziari posti dai governi, pressati come sono dalle politiche pubbliche (sanità, ambiente) e dalla sacrosanta esigenza di selezionare e finalizzare rigorosamente le risorse da destinare alla ricerca.