Ritardi a catena e tutti i cantieri diventano a rischio I costi sono astronomici, rispetto a opere simili, e solo in parte il rincaro è dovuto alle aree archeologiche Scontro fra Comune e Regione: la Pisana ha tardato a mettere la sua parte e i lavori si sono bloccati Otto miliardi: tanto vale la partita delle metropolitane romane. Di questi circa 3 miliardi sono già stati finanziati dalla mano pubblica, ma la maggior parte restano tutti da cercare. Una mappa intricata di snodi e interessi dove i punti fermi sono pochi: lapertura della B1 da piazza Bologna a Conca dOro entro dicembre 2011, e la realizzazione della linea C da Pantano a San Giovanni che dovrebbe concludersi non prima della fine del 2013. Più complesso appare il futuro per il prolungamento della C da San Giovanni al Colosseo, unopera il cui costo, stimato in 792 milioni di euro, dovrebbe essere sostenuto per il 70 dal Cipe, per il 18 da Roma Capitale e per il 12 dalla Regione Lazio. E proprio su questo capitolo si è consumato uno scontro che proprio ieri è sembrato risolto: come accusava il Comune, la Regione fino a poche ore fa non aveva ancora rispettato i suoi impegni. Il 15 maggio scorso larchitetto Giuseppe Mele, collaboratore diretto del ministro delle Infrastrutture Matteoli, aveva inviato una lettera allad di Roma Metropolitane, alla presidenza del Consiglio e a Renata Polverini in cui si ricordava che lefficacia dellassegnazione dei fondi previsti dal Cipe (554 milioni di euro) «è subordinata alla formalizzazione degli impegni finanziari assunti dal presidente della Regione Lazio e dal sindaco del Comune di Roma». Insomma, senza i soldi della Regione (non ancora iscritti a bilancio), i lavori per il prolungamento della C restavano fermi: ma proprio ieri come si diceva la stessa Polverini ha annunciato di aver sbloccato i fondi. Staremo a vedere. Spostandosi su un altro quadrante, emergono altre criticità. È il caso del prolungamento della linea B da Rebibbia a Casal Monastero. La gara è stata aggiudicata al raggruppamento composto dalla Salini con Vianini Lavori e Ansaldo STS, ma la scorsa settimana il secondo classificato ha presentato ricorso al Tar. Leggendo le carte consegnate alla magistratura, il dito è puntato su alcuni elementi chiave: in primo luogo il numero delle stazioni che i vincitori costruiranno, solo due rispetto alle tre richieste nel bando; poi sul sistema di pagamento, in parte garantito con uno scambio lavori-cubature (quindi possibilità di costruire in alcune zone della città), in parte affidando ai vincitori la gestione della linea fino a un massimo di 30 anni. E proprio il metodo di affidamento dei lavori ai privati, definito impropriamente project financing, ha sollevato le critiche maggiori. Un esperto di trasporti che ha seguito molti dei progetti delle metro romane e chiede di rimanere anonimo, spiega così il sistema utilizzato dal Comune: «Nel vero project financing, limpresa costruttrice è ripagata con laffidamento della gestione del servizio nel corso del quale rientra delle spese e fa utili. Di conseguenza lobiettivo dellimpresa è fare in modo che i cantieri costino il meno possibile. Quello che avviene a Roma è una sorta di baratto: metropolitane in cambio di terreni e concessioni edilizie, e più sono alti i costi che limpresa deve sostenere per realizzare le opere, maggiore sarà il valore delle concessioni. Un sistema perverso per il quale il vincitore dellappalto non ha alcun interesse a contenere le spese, anzi guadagna dalla loro esplosione». Numeri alla mano, questo è successo a Roma. La realizzazione della linea B1 costerà 180 milioni per chilometro, 300 milioni è invece il costo previsto per la C che passando in centro dovrà vedersela con gli scavi archeologici, mentre 150 milioni per km sono previsti per la D ancora senza copertura finanziaria. Cifre astronomiche rispetto ai 112 milioni delle due nuove linee appena realizzate a Milano, o ai 79 milioni della metro costruita per le Olimpiadi 2006 a Torino, che impongono alla città il costo delle sue inefficienze. E dal 2012 il Comune di Roma dovrà pagare 70 milioni di euro lanno alla Cassa Depositi e Prestiti per il prestito chiesto per finanziare i cantieri della C e della B1. Chissà in quali pieghe del bilancio saranno trovati.