Torna al suo originario splendore la Galleria pontificia del palazzo del Quirinale, modello per tutte quelle europee successive iniziando da Versailles. Voluta da Papa Alessandro VII nel Seicento, «cancellata» nel 1811 per volere di Napoleone, e poi dimenticata, la Galleria sarà inaugurata il l ottobre dal capo dello Stato. Il primo miracolo è la luce, e il secondo il genio. «Appena riaperte le finestre che l'architetto Raffaele Stern aveva murato nel 1811 su ordine di Napoleone e per creare le sue stanze private, è stato un prorompere di luminosità: anche la Sala degli Ambasciatori ha ritrovato la spazialità che, nel 1655, appena eletto, aveva voluto papa Alessandro VII Chigi , dice Louis Godart, consigliere del Quirinale per il patrimonio artistico. «Gli affreschi restaurati, perfino la grandeur ritrovata, ci fanno capire come questa Galleria è un prototipo per tutte quelle europee successive, iniziando da Versailles; l'apparato decorativo ritornato in vita, le maestose colonne binate in grisaglia, e gli uccellini che fanno anche capolino nel verde come tromp-l'oeil, non li conoscevamo», dice Rossella Vodret, soprintendente a Roma, che ha diretto i lavori. Il Quirinale, il «palazzo degli italiani», ritrova una delle sue creazioni più meravigliose e sorprendenti: 1'11 ottobre il Capo dello Stato inaugurerà la Sala degli Ambasciatori, che completa il rifacimento di quelle Gialla e di Augusto, e ci dona di nuovo la Galleria pontificia, obliterata prima dai francesi e poi dimenticata da tutti per due secoli. Piano nobile del palazzo dei papi, poi dei re e quindi dei Presidenti della Repubblica; 12 finestroni sulla piazza: li dentro, in uno spazio lungo 70 metri, s'è consumato uno dei ripristini più spettacolari. Il papa aveva chiesto a Pietro da Cortona (già vecchio; in realtà, si chiamava Berrettini: 1596 - 1669) un progetto e affidato ai suoi allievi l'onere di dipingere; gente come Carlo Maratta, Gaspar Dughet, Pier Francesco Mola, Filippo Lauri, Guglielmo Curtois e Cino Ferri. Non possiamo apprezzare appieno il risultato, perché l'ambiente è ancora tripartito da due tramezzi (francesi) e le pitture ultime dell'ultimo pontefice e del primo re sono un po' sovrapposte, sotto il soffitto, a quelle originali: la commissione che sorveglia i lavori studierà se vale la pena rimuoverle; ma, per intanto, il buio delle quattro finestre che in ogni sala danno sul cortile, e già chiuse, se ne è andato; e sono ricomparsi i caratteri originali di questo (quasi) «giardino d'inverno», nascosti per 200 anni sotto pesanti parati. In fondo alla galleria, ai due lati, altrettante realizzazioni di papa Alessandro: la chiesa di Santa Maria della Pace nella sala degli Ambasciatori, che proprio Pietro da Cortona aveva ristrutturato; e in quella Gialla Porta del Popolo, da dove Cristina di Svezia, regina convertita, tre anni prima aveva fatto ingresso nell'Urbe, su cui Gian Lorenzo Bernini aveva posato la mano. «Quando passo in queste sale, adesso mi viene da riflettere sulle sciocchezze umane», confessa Godart. E pensare che Pietro e i suoi dipingevano mentre a Roma si scatenava la «grande peste», 14.473 morti in una città di centomila anime, e Bernini cominciava il colonnato di San Pietro; in una sala accanto, il 6 luglio 1809, il generale Etienne Radet, capo della gendarmeria napoleonica, arresta Pio VII Chiaramonti, deportato a Savona e Fontainebleau: e Pio IX Mastai-Ferretti, nell'ultimo scorcio del potere temporale, teneva udienza: un vero incrocio della storia. E anche un «misfatto culturale» cui si è posto finalmente un rimedio. Napoleone pensava di fare del Quirinale la propria reggia; poi, a Roma non ha mai messo piede, ma questo è un altro discorso. E nella Galleria di papa Alessandro aveva voluto i propri appartamenti. Per poter disporre i mobili, servivano dei muri: chiuse tutte le finestre da un lato. E per ricavarne delle stanze, bisognava dividere l'ambiente. Le pitture, cancellate («per fortuna, l'architetto Stern capisce con quanto ha a che fare, e usa scialbi leggeri», dice Godart) e poi sepolte da pesanti tessuti. «Quando, nel 2001, poiché bisognava rifare l'impianto elettrico, abbiamo compiuto i primi saggi, l'emozione è stata fortissima: li sotto, esisteva ancora tutto; quel che Pietro da Cortona aveva pensato», aggiunge Vodret. Grandi colonne e figure di alti giovani nella parte superiore, come dei telamoni, reggono i dipinti con le Storie del Vecchio e del Nuovo Testamento; questa è la grande novità negli ambienti che erano stati creati da Domenico Fontana nel 1588 per papa Sisto V Peretti, e forse non erano decorati. Con il suo progetto, Pietro interviene dal pavimento al soffitto. Da Dio che ammonisce Adamo ed Eva, dipinto nella sala degli Ambasciatori, all'Adorazione dei Pastori di Carlo Maratta che gli è di fronte, passando per quelle che ora sono le altre due sale, ed un tempo erano congiunte. Nel 1657, è completata l'impresa; nel 1811, cancellata; ma nel 2011, riscoperta e recuperata. «Per giunta, in quest'ultima parte, senza spese sui conti della Presidenza della Repubblica», spiega Godart (cui la Francia ha appena concesso la Legion d'Onore): per la prima volta nei suoi lavori, infatti, il Quirinale, considerando anche la difficile congiuntura economica, ha fatto ricorso ad uno sponsor. Diana Bracco, presidente della fondazione che reca il suo cognome, dice: «Un grande onore, l'abbiamo colto con entusiasmo; ancor più nei 150 anni dall'Unità d'Italia. Abbiamo vocazione internazionale, ma i caratteri appunto dell'italianità». La cultura, aggiunge, veicolo di circolazione d'idee, educazione civica e innovazione. «Qui ce n'è molta: l'intervento non era rischioso, ma delicato», aggiunge Vodret. L' 11 ottobre sarà svelato: il primo che lo vedrà compiuto sarà il Presidente Napolitano; in fin dei conti, è il «padrone di casa», non è vero?
ROMA - Il Quirinale ritrova la Galleria
La Galleria pontificia del palazzo del Quirinale, progettata da papa Alessandro VII nel Seicento, è stata riaperta dopo due secoli di chiusura. La galleria, che era stata cancellata da Napoleone nel 1811, è stata restaurata e restaurata, e ora ospita opere d'arte del Seicento, tra cui dipinti di Pietro da Cortona e Carlo Maratta. La galleria è stata inaugurata il 11 ottobre dal Presidente della Repubblica, che ha anche inaugurato la Sala degli Ambasciatori. La galleria è stata restaurata grazie a un'intervento finanziario della fondazione Diana Bracco, che ha contribuito con un'importo significativo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo