NAPOLI La prima immagine sono facce: una carrellata su volti di uomo, giovani, vecchi, la voce fuori campo che ne dice i nomi. Caravaggio, l'ultimo tempo spalanca l'universo dell'Opera segreta, la nuova regia teatrale di Mario Martone, un trittico come ci dice il titolo che mescola cinema, il film su Caravaggio, e scena e insieme cerca sinergie dentro ai percorsi di tre artisti, il geniale pittore negli anni di esilio da Roma, dove ha ucciso un uomo, i più difficili e gli ultimi della sua vita; Anna Maria Ortese e Giacomo Leopardi, entrambi a loro volta distillati nella poetica di Enzo Moscato - i testi che ascoltiamo nel fuori campo delle immagini, con la voce di Danio Manfredini sono della stessa Ortese nella rielaborazione di Enzo Moscato in L'opera segreta. Un percorso volutamente obliquo, pure se Martone ha fatto del suo linguaggio un intreccio di possibilità, la scena, l'immagine, il teatro, il cinema ognuno intersecato e insieme in piena indipendenza rispetto all'altro, mai semplice «decorazione» scenica, nel caso delle immagini, ma già negli anni in cui il video diventa quasi passaggio obbligato, elemento necessario in cui intuire altre potenzialità. E anche stavolta i legami oltrepassano quanto è dentro all'inquadratura. La prima sfida era: come rappresentare Caravaggio nella Napoli oggi? L'occasione per il film è infatti la mostra sull'ultimo periodo dell'artista, in corso questi giorni al museo di Capodimonte, ma presto entra quasi naturalmente nell'Opera segreta di Moscato, dove ci sono i testi di Ortese e Caravaggio, al punto che i testi di Ortese diventano anche la narrazione di Caravaggio (interpretato da Alessandro Abate). Martone ha già lavorato altre volte, pensiamo ai film su Luca Giordano o sulla città barocca in sintonia con eventi d'arte napoletani, e sempre di scarto, tradendo con atto dichiarato la «documentazione» per dare vita attraverso esperienze di altri artisti a una costruzione progressiva di Napoli. Anche Caravaggio, l'ultimo tempo non cerca la biografia o non si limita a rappresentare le tele esposte, quasi omaggio (di affinità) alla Visita al Louvre di Straub e Huillet, con cui condivide l'alterità rispetto all'obbligo museale. Eppure la vita dell'artista si esprime in tutta la sua visceralità, l'opera prende corpo in ogni dettaglio diventando espressione fisica. Il set è la città al presente, scorci, persone, composizioni di vita quotidiana che alludono alle tele caravaggiesche. Lui, l'uomo in fuga, vive in un movimento tragico, solo, disperato fino alla spiaggia (a Porto Ercole) dove lo troveranno morto, derubato di ogni cosa. Il racconto che si snoda nell'accento di Manfredini è però altro, è L'opera segreta di Moscato, cioè una rielaborazione dei testi di Ortese. Anche la scrittrice nata a Roma è anima attratta fino al malessere da Napoli, anche lei respinta, quindi in fuga, seppure per altri motivi, con un rapporto viscerale troncato duramente dopo le polemiche intorno al suo romanzo Il Mare non bagna Napoli. Ecco allora che quel sentimento di non-appartenenza, che Martone usa per definire l'intreccio degli artisti nel suo lavoro, diventa una dichiarazione di poetica e insieme la lente con cui guardare il contemporaneo. Caravaggio e la sua opera vivono nella luce vibrante (mai compiaciuta) di Cesare Accetta e nei suoni catturati con lucida sensibilità dal montaggio sonoro di Silvia Moraes. L'opera è la città nel suo insieme, una città fuori dal tempo, di madonne (o salomè) nei bassi con figli quasi coetanei, le bambole vestite di pizzo sul letto, gli scorci dei vicoli con i panni stesi. I visi di donna stanchi, segnati, i motorini che corrono, i quartieri dormitorio di Scampia, luoghi nel mezzo del nulla. L'oggi sta in quei fuochi d'artificio che, ci spiegano, esplodono per dire che la droga è arrivata in città... È insomma una Napoli frammentata, quasi un insieme di appunti, che ci mostra Martone in cui nessuna delle immagini si presenta come interpretazione pure quando rischia con consapevolezza la «cartolina del vicolo». Il punto è come rovesciarla, come mostrarne la grana di un presente e di una Storia fuori dal tempo, che in quella cartolina esprimono una necessità. Martone non ci mostra la «nuova criminalità» o la guerra dei ragazzini, come mai del resto accade nel suo cinema, Morte di un matematico napoletano, Teatro di guerra, L'Amore molesto... Eppure l'attualità nel suo non essere dichiarata, resa cioè forma di racconto, è dentro a tutti i suoi film, diventa quasi fisica, presenza ineluttabile del quotidiano. Il flusso di Caravaggio, l'ultimo tempo è quello che scorre questi giorni prima di Natale nelle strade affollatissime, sono le voci che gridano, gli incontri sorprendenti, quei motorini «ribelli» che sembrano tramandati di generazioni come la sapienza di un mestiere. Sono le ragazzine che nella folla si chiedono se Muniz (Sergio) si dice all'italiana o alla spagnola. Nelle stradine strette del rione Sanità cambiano i poster e restano colori e odori. Eccolo Caravaggio in quelle facciate di case devastate dal tempo, nelle stesse ragazzine con rossetto e mini-jeans che ridono all'obiettivo. Nei «mostri» architettonici delle periferie popolate dal coro dei suoi quadri. Nel traffico, nelle macchine, nei silenzi della notte che in qualche parte della città scende sempre troppo presto. Non è una geografia definita quella che traccia con la sua macchina da presa Martone. Ché non può essere definita nessuna città, nessun paese, nessun luogo se non in uso strumentale dei fatti e dell'attualità. L'essere attuale di Martone è altrove. Si esprime in uno sguardo sensibile e senza giudizio. Solo lì infatti possono vivere nel Caravaggio le pulsioni del contemporaneo, e in Napoli il senso acuto di una violenza che è natura profonda di questa era.
Il flusso attuale di Caravaggio- L'ultimo tempo dell'artista nel film di Martone
La regia teatrale di Mario Martone, "L'opera segreta", mescola cinema, scena e teatro per raccontare la vita di Caravaggio, Anna Maria Ortese e Giacomo Leopardi. Il film utilizza immagini e testi per creare un percorso obliquo che interseca la scena, il teatro e il cinema. La prima sfida era rappresentare Caravaggio nella Napoli di oggi, e Martone ha utilizzato la mostra sull'ultimo periodo dell'artista al museo di Capodimonte come punto di partenza. Il film esprime la visceralità della vita di Caravaggio e la sua opera, che prende corpo in ogni dettaglio.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo