Il mausoleo del Gladiatore è a rischio: i reperti della tomba di Marco Nonio Macrino, identificato con parecchia fantasia con il protagonista del celebre film di Ridley Scott, si stanno deteriorando inesorabilmente. Colpa, secondo l'archeologa Daniela Rossi, coordinatrice degli scavi nell'area di via Vitorchiano, degli agenti atmosferici cui i marmi e anche i laterizi del recinto del mausoleo, sono esposti. Per riportarlo alla luce gli archeologi hanno dovuto per forza rimuovere il «mantello» di argilla, creato da un'esondazione medievale del Tevere, che avvolgeva i reperti. Protetti per quasi mille anni, ora i resti sono sotto il sole e la pioggia, senza contare l'azione delle acque del vicino fiume. Cittadini e archeologi chiedono che l'area diventi un «museo a cielo aperto» e che il mausoleo venga messo in sicurezza. Intanto dalla prossima settimana dovrebbero riprendere gli scavi nell'area. Gli studiosi sanno già che il «rischio» di trovare altre tombe importanti è molto alto. Il Gladiatore minacciato dalle intemperie. In pericolo i preziosi marmi del mausoleo di Marco Nonio Macrino: «Vanno salvati» Novità, ma anche tanti problemi, in vista per la tomba del Gladiatore, il grande sito archeologico di via Vitorchiano che ospita i resti dell'antica via Flaminia e che rischia da mesi di essere sepolto sotto il cemento delle tre palazzine che il costruttore, padrone dell'area, vorrebbe realizzare. La novità è che entro questa settimana dovrebbero riprendere i carotaggi, ovvero i sondaggi che gli archeologi devono compiere per scoprire se nel sottosuolo ci sono resti più o meno significativi: un'operazione che nel caso di via Vitorchiano è praticamente una formalità, tanto gli esperti sono convinti che là sotto ci siano altre tombe, importanti e monumentali come quella di Marco Nonio Macrino, proconsole d'Asia sotto Marco Aurelio e identificato, un po' «hollywoodianamente» con il Gladiatore del celebre film di Ridley Scott. Oltre al proseguimento della via Flaminia. E forse dalla prossima settimana potrebbero anche riprendere gli scavi: «Mancano ancora i contratti a termine delle due archeologhe, abbiamo quelli del geologo e dell'architetto - conferma Daniela Rossi, l'archeologa che coordina i lavori - E' come sempre faticoso mettere insieme tutti i tasselli, ma credo che siamo a buon punto. Ora vorrei saldare gli scavi del 2007 e quelli del 2010, dalla tomba di Macrino verso l'area dove si rischia di vedere costruite le palazzine» I problemi, molto gravi, riguardano invece lo stato di deterioramento dei marmi della stessa preziosa tomba di Marco Nonio: un edificio che è attualmente in pezzi, ma potrebbe essere perfettamente rimesso in piedi, perché la struttura in marmo a forma di tempio è praticamente completa, con i suoi 15 metri di altezza, per io di larghezza e 18 di lunghezza. Ma forse semmai arriveranno i fondi per procedere alla ricostruzione, potrebbe essere troppo tardi: perché il materiale antico è ora esposto alle intemperie. A rischio sono anche i recinti funerari, ovvero i recinti dell'area privata di ciascun mausoleo, realizzati in laterizio, intorno alla tomba di Marco Nonio e quelle minori. «Dal Medioevo quella zona non è stata più toccata da nessuno, i resti sono rimasti sepolti sotto una colata di argilla frutto dell'esondazione del Tevere - spiega ancora Daniela Rossi - Tanto che scavando abbiamo trovato gli strumenti degli scalpellini medievali in cerca di materiale prezioso da estrarre dalle tombe, scappati per sfuggire alla furia del fiume». Se per quasi mille anni l'argilla ha coperto e protetto i resti, ora il sole e la pioggia rischiano di danneggiarli irreparabilmente. La Rossi invece avrebbe già pronto un progetto per realizzare nell'area un «museo a cielo aperto», che sarebbe un ulteriore punto di attrazione turistica della città. Da mesi archeologi e cittadini chiedono che la zona sia definitivamente vincolata e che Un uomo dl successo Ma chi era in realtà Marco Nonio Macrino, «titolare» dello splendido mausoleo di via Vitorchiano? DaNe iscrizioni funerarie sappiamo che era originario di Brescia. La sua famiglia, quella dei Nonii, era ricca e potente. Marco si trasferì a Roma da giovane, si sposò con Mia e iniziò una fortunata carriera politica, che lo portò a diventare Comes, cioè funzionario fra i più fidati e vicini all'imperatore Marco Aurelio, che lo nominò anche proconsole delle province della Pannonia (l'odierna Ungheria e parte dell'Austria) superiore e inferiore e poi dell'Asia. Un uomo di successo, insomma, che volle farsi ricordare con una tomba degna di lui. diventi un parco archeologico. Anche perchè l'area dei ritrovamenti potrebbe diventare sempre più «appetibile», visto che non distante sono previsti nuovi piani di urbanizzazione, soprattutto in vista dei progetti olimpici per Roma 2012. «Dobbiamo fare presto - chiede Giovanna Marchese Bellaroto, membro di Assocommercio Romanord e fra i primi a segnalare l'urgenza di salvaguardare la zona del "Gladiatore" - Ci vuole un intervento per mettere in sicurezza i reperti. Poi magari si deciderà con calma cosa fare dell'area. Anche se sappiamo che il sindaco Alemanno sta seguendo personalmente la vicenda e ha chiesto informazioni sul vincolo alla Sovrintendenza, dopo il nostro sollecito». La Marchese ha scritto anche al ministro dei Beni culturali: «Gli ho chiesto di dare anche a Roma almeno parte delle risorse destinate al risanamento del debito del Polo Museale di Napoli». A «sorvegliare» la zona c'è anche Marco Perina, assessore alla Cultura del XX Municipio: «Purtroppo più che informare e chiedere aiuto a tutte le istituzioni, dal Campidoglio al ministero dei Beni culturali, non possiamo fare. Ma teniamo sotto controllo la situazione, questo sì». Ester Palma Scavi L'area dei ritrovamenti, in via Vitorchiano, sulla Cassia.