Ancona Ci sono quattro obiettivi strategici, per altrettante visioni di città. E ci sono quattro progetti considerati prioritari per guidare la riqualificazione urbana. Punto d'arrivo è recuperare un'identità, anche di capoluogo di regione. Centro di attrazione. Che valorizzi le peculiarità. Che punti sul mare. Che riqualifichi, invece che consumare nuovo territorio. Che metta a sistema i parchi. Ma nonostante il processo per realizzare l'Ancona del futuro sia stato innescato nel 2005, quando sindaco era Fabio Sturani, ad oggi c'è solo uno stentato presente. E nulla di strategico ha visto la luce neppure sulla carta. Ci si è inceppati su una questione formale. Il Comune vuole arrivare ad un Piano urbanistico, mentre l'attuale legge regionale consente solo di varare il tradizionale Piano regolatore generale. La nuova normativa potrebbe essere approvata entro l'anno. Una variante, mille incognite Nell'incertezza dei tempi, ora l'amministrazione guarda alla legge regionale sulla riqualificazione urbana, il cui varo è atteso entro settembre. Allora, il documento programmatico messo a punto dal Comune potrebbe essere utilizzato come variante al vecchio Prg ormai esaurito - e aggiustato a suon di varianti - proprio sulla base della nuova legge. Intanto, dopo l'approvazione del documento programmatico lo scorso anno da parte del consiglio comunale, si resta in attesa e si lavora al bando per la consulenza urbanistica della seconda fase del Piano. Utopia o realtà? Va fatta una serie di domande a monte. Cosa è davvero concretizzabile della città auspicata? In funzione di quale obiettivo reale? Con quale coinvolgimento dei Comuni di area vasta? A quali costi e con quale tipo di copertura finanziaria degli investimenti da realizzare? In quali tempi? E soprattutto, chi dovrà gestire chi e a quale livello di responsabilità politica? Chi sarà in grado di guidare il processo strategico e con le sinergie di chi? Linee e obiettivi Si parte dalle linee già varate. Gli obiettivi: Ancona città policentrica, città-snodo, città ecologica e città-paesaggio. La riqualificazione: la cometa verde dal Conero alla città storica, il fronte-mare delle eccellenze, la città delle nuove centralità, il parco dei paesaggi agrari e delle frazioni. L'ottica è quella di tenere assieme un respiro sovracomunale e l'articolazione delle domande più locali che arrivano dal territorio. Senza consumare nuovo territorio. Parola d'ordine è recupero. Anche se le trasformazioni già avviate sono ancora quasi tutte al palo. Non solo la grande città. Il capoluogo, come i comuni maggiori, ha perso abitanti a favore delle realtà minori. Si punta allora a dare risposte alla domanda abitativa inevasa, guardando soprattutto alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente ora non residenziale, degradato e dismesso. Alla pari, si punta a riconoscere il policentrismo del capoluogo rafforzando l'identità di quelle che vengono definite "microcittà", un sistema diffuso di zone urbane sul territorio che - scrivono i tecnici del Comune nel Piano - chiedono di essere riconosciute non solo dagli abitanti, ma anche dalle politiche pubbliche d'intervento per migliorare e consolidare l'identità e la qualità della vita di ciascuna di esse. Allo stesso tempo al capoluogo si chiede di essere città-snodo. Di rafforzare l'intermodalità del trasporto-merci e l'offerta logistica e produttiva: integrare il porto con gli altri nodi logistici e potenziare le aree di integrazione intermodale. Irrobustire e integrare la rete delle infrastrutture d'area vasta, dalle strade alla ferrovia all'aeroporto. Costruire su un territorio più ampio un quadro di azioni condiviso: il tavolo di coordinamento Ancona-Jesi-Fabriano e un protocollo d'intesa per la piattaforma logistica del centro Italia Civitavecchia-Ancona. Poi la città ecologica. Ovvero ridurre il consumo di suolo e depotenziare il rischio frana, sviluppare la metropolitana di superficie, prevedere nuove aree pedonali nelle microcittà, anche individuando zone di scambio per garantire l'uso del ferro e del bus. E la città-paesaggio: come rendere "luoghi significanti" singoli monumenti o spazi, in un assieme. I quattro progetti Va immaginata una serie di sovrapposizioni. Dal Conero alla città, passando per i crinali di Guasco, Cappuccini e Cardeto e poi Capodimonte, Cittadella, Pincio, Monte Pulito, Monte Galeazzi e Monte Pelago e poi ancora via Del Castellanovia delle Grazie, fino al crinale di Posatora e al poggio di forte Scrima. Si comincia dalla cosiddetta cometa verde, che disegna con la sua coda un sistema di direttrici e di parchi urbani e territoriali incuneati nella città esistente fino al fronte-mare. Si punta alla realizzazione di un sistema continuo di percorsi di crinale dal Passetto al duomo, passando per i collegamenti meccanizzati con il porto storico, per le connessioni pedonali con le spiagge ai piedi della falesia, per la sistemazione del complesso archeologico, per la ristrutturazione della caserma Stamura (Università) e la demolizione dell'ex polizia scientifica, il recupero del Buon Pastore (Ersu), la messa in sicurezza della falesia. Il completamento del parco della Cittadella e il recupero al pubblico del distretto militare. Poi la valorizzazione dell'asse dei due mari, Passetto-porto. Il gioco di sovrapposizioni Il fronte-mare e la cometa verde. Al centro, il porto. Si immagina una città raggiungibile con la metropolitana di superficie, con un lungomare continuo e fruibile, da Falconara al centro, con la valorizzazione dello scalo storico e dei suoi monumenti e con la riqualificazione di una serie di snodi: Palombella, Stazione, Archi, Verrocchio. E poi la città lineare, delle aree produttive della Baraccola, dei nuovi quartieri. Con la necessità di riqualificare. Allora si parla di percorsi ciclopedonali tra Castellano e Vallemiano, di parcheggi di scambio (caserma dei vigili del fuoco), dell'asse nord-sud come parkway, dello sviluppo del mix funzionale del Pip, della città dello sport sulla Cameranense. Un altro fronte: la valorizzazione della campagna urbana che passa per le frazioni, con il recupero dei borghi storici, la realizzazione di servizi, limitati adeguamenti del patrimonio abitativo. Ma anche attraverso il consolidamento dei paesaggi agrari.