«Potrebbe essere nient'altro che un escamotage per riaprire i termini del condono e tentare ancora una volta di far cassa». Maurizio Picca, responsabile relazioni istituzionali di Legambiente, non riesce bene a spiegarsi come mai il governo abbia impugnato leggi regionali diverse fra loro, mentre il presidente dell'associazione Roberto della Seta ha un giudizio più netto: «Straparlano di federalismo, quando poi alcune regioni nella loro autonomia tentano di limitare i danni prodotti dal condono edilizio il consiglio dei ministri decide di impugnare i provvedimenti. E' molto grave che il governo, dopo aver varato il condono edilizio più vasto di sempre, insista nel trasmettere agli italiani il messaggio che la legalità è un optional». «Dobbiamo attendere le motivazioni», dice Picca. Intanto facciamo delle ipotesi. La prima è che non siano vere le cifre diffuse dal governo, quei 962 milioni di euro arrivati dalla prima rata del condono edilizio. Una settimana fa il sottosegretario Vegas aveva parlato di oltre un miliardo, ora stanno ridimensionando. La seconda è che a Palazzo Chigi conoscono bene la prassi degli abusivi, che è quella di pagare solo la prima rata del condono, giusto per bloccare la demolizione, e non versare le altre due rate successive, in attesa della sanatoria del comune. Con l'escamotage del ricorso alla Corte Costituzionale pensano forse di riaprire i termini del condono per fare cassa. Così metteranno a bilancio nel 2005 un altro po' di soldi o finti soldi con i quali giustificare alcune spese. Non potrebbero controllare almeno che tutte le rate siano pagate interamente? Non c'è mai stato controllo sui condoni perché è cambiata la loro filosofia. Mentre nel passato il condono era usato per fare politica, come merce di scambio, ora invece serve per incassare. Le procedure del condono sono lunghe, durano anche dieci anni, per questo non ci sarà alcun controllo sul pagamento della seconda e della terza rata. A loro servono invece dei soldi, veri o finti, da inserire nella finanziaria del 2005. Non è forse che le leggi regionali sono più restrittive di quelle del governo? Molte di loro non sono così restrittive. E comunque hanno impugnato leggi che non hanno una linea comune, alcune delle quali sono agli antipodi fra loro. Ad esempio quelle di Lombardia e Basilicata non sono poi così restrittive. Quest'ultima ha nettamente ampliato le sue maglie rispetto alla posizione iniziale. Anche le Marche, che pure hanno nel complesso una buona legge, hanno aperto alla condonabilità del non residenziale. Evidentemente al governo Berlusconi tutto ciò non basta. Questo governo continua a dare segnali forti di illegalità. Quest'anno con il solo effetto-annuncio sono state realizzate oltre 40 mila abitazioni. Secondo il rapporto sulle ecomafie di Legambiente nel 2003 i reati ambientali sono aumentati del 43 per cento.
Vogliono far soldi - Il giudizio di Maurizio Picca di Legambiente
Il governo ha impugnato leggi regionali diverse fra loro per limitare i danni prodotti dal condono edilizio. Il presidente di Legambiente, Roberto della Seta, ha definito questo atto come "straparlano di federalismo". Il sottosegretario Vegas aveva parlato di oltre un miliardo di euro per il condono, ma ora il governo sta ridimensionando le cifre. La Legambiente sospetta che il governo stia cercando di riaprire i termini del condono per fare cassa. Il governo ha impugnato leggi regionali che non hanno una linea comune, alcune delle quali sono più restrittive di quelle del governo. Il condono edilizio ha prodotto oltre 40 mila abitazioni questo anno.
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