Favignana.Da qualche giorno è sotto tutela il tratto di mare a Nord-Ovest dell'isola di Levanzo nei cui fondali si trova il sito archeologico che conserva ancora molte testimonianze della I guerra punica. Alcuni reperti sono stati recuperati la scorsa estate durante la campagna di ricerche «Archeorete Egadi» condotta dalla Soprintendenza del mare. E' stata proprio quest'ultima a richiedere l'emissione del provvedimento alla Capitaneria di porto di Trapani affinchè il sito sommerso non venga nè danneggiato nè depredato. Il Compartimento marittimo recependo l'istanza ha così vietato, nella zona di mare in questione, l'ancoraggio a qualsiasi tipo di nave, la pesca a strascico e con reti da posta e qualsiasi tipo di attività subacquea o che possa arrecare danni o avere come conseguenza l'asportazione di reperti dal sito. Durante «Archeorete Egadi», conclusasi alla fine di agosto, sono stati recuperati due rostri in bronzo, di cui uno riporta una iscrizione a rilievo in latino ricollegabile alla battaglia che sancì l'epilogo della I guerra punica, tre elmi montefortini, di cui due integri e alcune anfore. Le attività sono state coordinate da Stefano Zangara e Salvatore Palazzolo, della Soprintendenza del mare e sono state condotte in collaborazione con l'archeologa Francesca Oliveri, gli esperti di Rpm Nautical Foundation, dell'Area marina protetta delle isole Egadi e della Shipping Agency e con la consulenza scientifica del soprintendente di Trapani Sebastiano Tusa. Un prezioso aiuto è giunto pure dalla nave oceanografica «Hercules» che grazie alle sue tecnologie e ai bracci meccanici del Rov ha permesso di effettuare gli importanti rilevamenti e recuperi ai quali hanno dato un contributo i sommozzatori altofondalisti Gianmichele Iaria e Stefano Ruia. L'assistenza durante le immersioni è stata garantita da uomini e mezzi nautici della Capitaneria di Porto di Trapani, del Nucleo subacqueo della Guardia Costiera di Messina e da Oloturia sub di Messina. Per le ricerche archeologiche sono stati effettuati sondaggi sonar con il multibeam - un ecoscandaglio avanzato a elevata risoluzione - nelle batimetriche comprese tra i 50 centimetri e i 150 metri e sono state realizzate dettagliate mappe geomorfologiche bitridimensionali dei fondali. I criteri di ricerca adottati sono stati inediti e sono stati testati nuovi metodi di rilievo e di scavo sperimentali. Margherita Leggio 25092011