CON i marmi neri e sbrecciati, i bronzi ricoperti di melma, le vasche piene di rifiuti e senza più giochi d' acqua. E' la fotografia delle fontane monumentali di Firenze. Sporche e abbandonate, molte sono state spente per risparmiare acqua. Avrebbero bisogno di manutenzione e restauri, ma la mancanza di fondi e la sovrapposizione di competenze fra Comune e Soprintendenza rallenta gli interventi. L' UNICO intatto è il bronzo dorato del Porcellino. Dalla bocca dell' animale non scivolano più zampilli ma solo le monetine dei turisti imbambolati dal rito della fortuna. Ogni centesimo che sguscia sotto la grata, una carezza; ogni spicciolo di superstizione, una spazzolata allo smog. Per il resto, se il riflesso glorioso di ogni città fosse nei suoi specchi d' acqua, Firenze l' avrebbe perduto da anni. Se si guardasse nelle sue fontane monumentali, si vedrebbe nera, melmosa, assediata dai piccioni, annegata nei rifiuti e nell' incuria. Sull' ottagono di Santo Spirito le famiglie ci portano i bambini a pesca. Presa di mira dalla movida della piazza, la fontana è diventata un grande cestino della spazzatura. Piena di muschio, rami e foglie, sul fondo ci sono anche bottiglie di birra, cartacce, fogli di giornale, un radiatore di uno scooter, lattine, scorze di limone, bicchieri di plastica e mozziconi di sigaretta. Resti di nottate alcoliche che galleggiano anche sulle vasche di San Niccolò. Da poco riattivato da Publiacqua, il gioco di spruzzi e cascatelle progettato sulle rampe funziona, ma nessuno per ora ha pensato a ripulire le grotte sopra le piscine né a rimuovere il grumo di melma accumulato sui fondali. Così il bronzo scolpito dal Tacca nel 1627 in Santissima Annunziata è ossidato e ricoperto da uno strato di alghe, piume e escrementi di piccione alto almeno due centimetri. L' acqua esce dalle bocche dei mostri marini limpida e si tuffa in pozze verdognole piene di fazzolettini, cartacce, buste di plastica e perfino un pacchetto di assorbenti gettati lì dai passanti. Sui sette angioletti del Tabernacolo delle Fonticine in via Nazionale, solo da quattro esce un filo d' acqua. Con il marmo sbreccato e sporco, gli scarichi della vasca sono circondati da chiazze di morchia nera e rugginosa. Più o meno la stessa sorte che vivono il mascherone della Loggia del Grano, la conchiglia scolpita dal Buontalenti per la Fontana dello Sprone in borgo San Jacopo o la vasca sotto la bocca di leone ai piedi di Giovanni delle Bande Nere in San Lorenzo. Alcune non sono più in funzione, resta solo un gocciolio che non toglie la sete, ma continua la sua opera di erosione. «Le abbiamo chiuse per ragioni di risparmio- fa sapere Palazzo Vecchio - non hanno un sistema idraulico di ricircolo, l' acqua verrebbe dispersa in rete». Molte delle fontane fiorentine sono del Comune. A Palazzo Vecchio spetterebbero manutenzione e pulizia. Ma la tutela storica impone per ogni intervento il parere della soprintendenza. «Per il Nettuno in Piazza della Signoria c' è un progetto di restauro fermo da anni - dice Cristina Acidini, soprintendente dei beni artistici e architettonici di Firenze - ma aspettiamo ancora i finanziamenti». Per questo dai tritoni e dalle divinità marine vicine al Biancone sono colate venature di verde che coprono il rosa e il bianco dei marmi. E su scale e vasche dell' Ammannati è colata una patina scura come petrolio. Niente rimbalzi e schizzi d' acqua nemmeno dalla fontana di Santa Croce, anche lei sacrificata al risparmio. Va un po' meglio al Rainman di Folon piazzato a Varlungo nel 2002 (anche se la rotonda è ricoperta di erbacce e rifiuti), e all' Apollo e Dafne scolpiti da Marcello Tommasi per Piazza della Libertà, dove la piscina è stata ripulita con il restauro dell' arco di qualche mese fa. Insomma, competenze che si sovrappongono, salvaguardia e manutenzione in conflitto, condannano le fontane all' abbandono. Eppure Palazzo Vecchio negli ultimi tre anni ha investito: 30mila euro nel 2009, 67 mila nel 2010, 80mila quest' anno. «Abbiamo piazzato 400 nuovi fontanelli di ghisa, dando priorità a quelli ed ad alcuni nuovi allacci», dicono dal Comune, «dal 2012 ci concentreremo sulle fontane monumentali». Bilancio permettendo.