«Lo dolce piano che da Vercelli a Marcabò declina» era la Lombardia di Dante Alighieri, e ancora Dino Campana quasi un secolo fa poteva evocare «la dolce Lombardia coi suoi giardini e il Monte Rosa è un grande macigno»: ma possiamo considerarla ancora così dolce, la Lombardia? Il 29 settembre verrà presentata una ricerca, commissionata dalla Regione Lombardia, che rileva come il territorio antropizzato sia passato dal 4,2 del 1955 all' 8,1 del 1980 e al 14,1 del 2007, che vuol dire da 100 mila a 330 mila ettari circa sui 2.386.285 del territorio lombardo, dei quali soltanto il 60 è di pianura e di collina, quelli di fatto rilevati come antropizzati. Molti lettori sottolineeranno - è quasi una consuetudine - lo scempio, la cementificazione, il consumo di territorio agricolo messo in luce da questi dati, ma questo territorio antropizzato sono poi le case che i cittadini delle città e dei borghi hanno costruito per la loro famiglia, sono le case costruite spesso per assicurare anche ai propri figli una casa, sono talvolta le seconde case che nuovi ceti sociali hanno costruito per imitare le ville padronali dei secoli precedenti, sono le officine e le fabbriche che hanno costituito il nerbo della nostra vitalità economica e che sono il monumento vivente al primo articolo della nostra Costituzione, «La Repubblica italiana è fondata sul lavoro». I fenomeni di abusivismo edilizio vero e proprio sono in Lombardia limitati, e quel che molti deprecano come disordine, come scempio del paesaggio, è poi l' esito di piani regolatori voluti e approvati dalla Repubblica - quella stessa che tutela il paesaggio - nelle sue articolazioni dello Stato, della Regione, dei Comuni, e anche dei suoi singoli cittadini, che se talvolta hanno compiuto, seppur rispettando le leggi e credendo di far bene - perché tutti hanno voluto contribuire alla bellezza, seppure in modi difformi - quel che i benpensanti giudicano uno scempio, è appunto l' esito della nostra democrazia e della nostra libertà, quella che costituisce il nostro fondamento, il nocciolo rigoroso di quella Costituzione che tutti dichiarano poi di voler rispettare. Marco Romano