Stamattina c'erano da una parte un gruppo di abitanti, che si sono incatenati, dall'altra una squadra di operai intenti a rimuovere le pietre Sono tornati a protestare i residenti della parte più antica della città. Ieri mattina in via San Vincenzo, si respirava un clima surreale: da una parte un gruppo di abitanti, che si sono incatenati; dall'altra una squadra di operai comunali, intenti a rimuovere alcuni grossi reperti dalle macerie di palazzo Lo Jacono crollato lo scorso 25 aprile. Gli abitanti del quartiere Santa Maria dei Greci, hanno deciso di ritornare in strada, per protestare sullo stato in cui si trova il quartiere. Centinaia i cartelli affissi in tutto il centro storico, dove il rischio di altri crolli non è mai cessato. La mobilitazione dei residenti era stata programmata ancor prima, che la Procura dissequestrasse l'area. Ieri il Comune ha continuato a preparare il cantiere per mettere in sicurezza le pareti e rimuovere le macerie. «Prendiamo atto dell'inizio dei lavori - ha detto Carmelo Terrasi del Comitato centro storico - avvenuto il giorno precedente dell'annunciata manifestazione. Vediamo solo 4 operai del Comune con un piccolo mezzo si stanno impegnando a rimuovere qualche pietra. Ci siamo ritrovati sul luogo del crollo, per far sentire ed esprimere solidarietà a chi ancora, dopo quasi cinque mesi, non è potuto rientrare a casa. E' in atto una presa in giro - continua Rosa La Mendola, sfollata dal giorno del crollo dell'edificio - se per intervento intendono, alcuni operai e un camioncino, penso che a casa ritorneremo tra otto mesi. Viviamo nel disagio più totale. Di notte dormiamo nell'albergo messo a disposizione dal Comune, di giorno mangiamo a casa di mia madre, ci sentiamo dei senza tetto. Ancora oggi non sappiamo quando inizieranno gli interventi di messa in sicurezza dei vigili del fuoco del Saf, che durata avranno e quando si comincerà a rimuovere le macerie - aggiunge Alfonso Scanio - questi interventi iniziali non servono a nulla. Nè tantomeno risolvono il problema della gente costretta da mesi a vivere da un'altra parte. La responsabilità e dell'Amministrazione comunale, che poteva e doveva intervenire con maggiore incisività ». Martedì la Procura ha dissequestrato l'area del crollo, e il Comune ha iniziato le prime operazioni di rimozione delle macerie, prima di passare alla messa in sicurezza delle pareti dello stabile rimaste in piedi. Ieri mattina la squadra di operai nel pieno della protesta degli abitanti, ha continuato ad operare, con il recupero di altri blocchi in tufo del palazzo, che come annunciato dal sindaco, saranno catalogati e portati al vaglio della Sovrintendenza. Antonino Ravanà 24092011