In piazza Sett'Angeli si lavora ancora ai mosaici punico-romani. Mancano i fondi Si va avanti dal lontano 2000 quando l'Amap stava realizzando una condotta e venne alla luce un pavimento straordinario scavi archeologici in piazza settangeli Vincenzo Prestigiacomo Lo scavo dei mosaici punico-romano di piazza Sett'Angeli continua a rimanere un'opera incompiuta per mancanza di fondi. In questa città si quando i lavori partono, ma difficilmente si può azzardare una data di definitiva chiusura del cantiere. La storia che andiamo a raccontare ha inizio nel 2000. Nel corso di alcuni interventi che stava effettuando l'Amap per la realizzazione di una condotta venne alla luce un pavimento punico-romano. Il "gioiello" saltò fuori come per magia e la Sovrintendenza, allo scopo di iniziare una campagna di studi sui resti di un percorso stradale di età romana, bloccò immediatamente i lavori. Nel frattempo il mosaico con duemila anni di storia era diventato, durante le ore buie, covo di drogati e discarica pubblica con visite di topi che scorrazzavano in lungo e in largo attratti dai rifiuti. Insomma, una profonda ferita al patrimonio culturale di Palermo. Francesca Spatafora ebbe a dire che si trattava di una strada larga circa 3 metri e risulterebbe parallela a quella messa in luce nel cortile del palazzo Arcivescovile. Il primo pensiero è quello che potremmo trovarci di fronte ad una "grande domus". Adesso a distanza di oltre sei anni dal primo intervento tutto tace. Spesso frotte di turisti che passano da piazza Sett'Angeli si avvicinano al sito, danno uno sguardo all'interno dell'area circoscritta dall'impalcatura in legno e vedono soltanto tanto degrado e una strada interrotta. Quest'angolo di Palermo è una profonda ferita al patrimonio culturale della città. Il nostro giornale conta sulla sensibilità del sovrintendente Gaetano Gullo per dare un'accelerazione al completamento dei lavori. Il miracolo avverrà? Nella storica piazzetta nel Cinquecento sorgeva un monastero fondato dal viceré Ettore Pignatelli in onore di San Francesco di Paola ed intitolato ai Sette Angeli. In questo angolo di Palermo si trovava anche una piccola chiesa intestata a due sante patrone della città, Oliva e Ninfa. "La tradizione - spiega lo storico Mario Di Liberto - voleva che fossero nate e avessero abitato in questa contrada; successivamente alla chiesa fu dato il nome il nome di 'S. Angelo al Piano', dal piano della Cattedrale. Chiesa e monastero vennero in gran parte distrutti nel 1860 durante i combattimenti tra garibaldini e truppe borboniche; sgombrate le macerie, si formò l'attuale piazza. Alcuni locali dell'ex monastero, rimasti integri, furono utilizzati dal Comune che, tra il 1913 e il 1918, costruì la scuola superiore femminile 'Giuseppina Turrisi Colonna', oggi sede del liceo classico 'Vittorio Emanuele II'". Nel giardino, al centro della piazza, un piccolo monumento ricorda le vittime della seconda guerra mondiale; una bomba, sganciata sulla città, il 9 maggio del 1943, centrò in pieno il rifugio pubblico ubicato nei pressi. "In quella circostanza - continua Di Liberto - vi morirono molti cittadini, tra i quali Beppe Schiera, singolare e popolare personaggio della Palermo di quel tempo, autore di rime e filastrocche sarcastiche in dialetto siciliano, che egli recitava, improvvisando, per le vie della città". Il ricovero di piazza Sett'Angeli era ritenuto tra i più sicuri della città. Non si salvò nessuno. In quei giorni le bombe caddero a pioggia creando un inferno ovunque. La contessa Lucrezia Giachery si rifiutò di scendere nel rifugio. Alle insistenze dei suoi domestici rispose: "Chiudete le imposte e andate dove volete. Io rimango nella mia casa". Rimase nella sua dimora di corso Vittorio Emanuele tutta incipriata e con addosso alcuni gioielli. Si salvò. Si spense nel suo letto nel 1968 all'età veneranda di 92 anni. 24092011