Carlo Fuortes Amministratore delegato della Fondazione Musica per Roma Non è esagerato dire che la crisi che stiamo vivendo ha iniziato a demolire il sistema di welfare culturale costruito nel nostro Paese dal dopoguerra a oggi. Le risorse a disposizione del Ministero della Cultura, così come quelle dei singoli Assessorati alla Cultura, da tempo sono sistematicamente E' una situazione, quella in cui ci troviamo, davvero senza precedenti. Come trovare risorse per un settore che è decisivo per la crescita economica, per la coesione culturale e sociale del Paese e per la sua immagine internazionale, che tanto impatto ha sui mercati? E come costruire una cooperazione strutturata tra pubblico e privato che aiuti nel reperimento dei fondi, risponda ai compiti della valorizzazione e al tempo stesso mantenga alta la qualità dell'offerta? La «scorciatoia» di un disimpegno pubblico e il passaggio dell'onere del settore culturale al privato, teorizzata purtroppo da Ministri e opinionisti affrettati, si è dimostrata un vicolo cieco, senza via d'uscita. Affinchè la partnership pubblico-privato funzioni, è invece necessario che lo Stato garantisca nel tempo il servizio che intende dare, senza tira e molla continui che finiscono per danneggiare la stabilità e l'immagine del settore. Deve, lo Stato, far sentire ai privati che la cultura è una cosa seria su cui investire, non un settore in crisi e a fondo perduto. Guai, se si diffondesse la percezione che sono le stesse Istituzioni pubbliche a considerare il settore culturale in perdita, da cui conviene allontanarsi. Si creerebbe un circolo vizioso, con un «fuggi fuggi» generale. Perché mai un imprenditore dovrebbe spendere soldi in investimenti senza nessun ritorno? Perché mai dovrebbe credere in qualcosa in cui non sembrano credere le Istituzioni? Nel settore culturalea differenza di quanto accade nei beni e servizi di mercato se il pubblico è debole, anche il privato è debole. Solo con Istituzioni solide e funzionanti si potrà pensare che il denaro pubblico possa diminuire, a fronte di maggiori introiti privati. All'Auditorium Parco della Musica ogni euro investito dal settore pubblico genera due euro aggiuntivi dal settore privato, sotto forma di biglietti, sponsor, servizi commerciali. E, dalla nascita ad oggi, in nove anni, il finanziamento pubblico è sceso dal 60 al 33 del budget totale. Pubblico e privato, insieme. Nel settore culturale non sono alternativi uno all'altro. Ma del tutto complementari. E' l'idea del lavoro di squadra di tutta la comunità che può crescere ed essere attraente per gli altri, valorizzando la qualità e la ricchezza dell'arte e della cultura e, in fin dei conti, la democrazia.