Il museo lancia un evento multimediale insieme a Telecom Italia: banali videoconferenze in streaming. Niente di nuovo "Telecom Italia e il MAXXI hanno chiesto ad alcuni protagonisti delle arti contemporanee di raccontare la loro visione del mondo, le loro passioni. Per la prima volta sul web l'arte contemporanea si svela al pubblico, accogliendo domande e offrendo materiali esclusivi». L'iniziativa chiamata MAXXIinWeb è stata lanciata in pompa magna sulla stampa nazionale. Da un lato Telecom Italia, fiera di contribuire alla divulgazione di massa dell'arte contemporanea, perché a detta del suo presidente Franco Bernabè «è superata la stagione del mecenatismo» per pochi, e di sensibilizzarci, forse, sulla debole domanda della banda larga sul nostro territorio, dall'altro il Museo Nazionale delle arti del XXI secolo, che s'impegna a dare una ragione al suo nome. Facendo felice Zaha Hadid, l'architetto che l'ha progettato, pensando, chissà, che un giorno quello spazio fluido avrebbe accolto anche opere multi-medialmente sperimentali. Ma di che si tratta? In sostanza di un calendario di incontri (fino al 15 dicembre) con personalità del mondo dell'architettura, della cultura e in prevalenza dell'arte, come Pistoletto, Ontani, Cucchi o il più giovane ma celebratissimo Vezzoli. Il primo incontro è andato in rete con l'architetto Fuksas che più che parlare d'architettura ha passato gran parte del tempo a lamentarsi dell'Italia e della mancanza di professionalità delle imprese nostrane. In chat live uno sparuto numero di persone, per lo più giovani architetti di buone speranze. La straordinarietà dell'evento starebbe nel fatto che questi incontri, che avvengono nell'auditorium del museo, sono trasmessi in streaming e on demand e resi disponibili da Telecom Italia «gratuitamente al pubblico del web». Innovazione? Ma siamo proprio sicuri che è la prima volta che «l'arte contemporanea si svela al pubblico sul web»? Negativo: su molti canali e riviste online, d'arte e non, è ormai facile reperire video-interviste ad artisti e protagonisti del contemporaneo. Su YouTube vengono caricati, quasi in tempo reale, video di incontri, preview e vernissage di mostre. Lo spazio ai commenti degli utenti, live o meno, è l'ABC di molte piattaforme. È nata persino una fiera d'arte rigorosamente online, con chat in tempo reale. Ma andiamo indietro nel tempo. Nel 2006 vengo interpellato dal museo MAXXI a fornire alcune riflessioni, pubblicate poi su un volume dal titolo Museums. Next Generation. Il futuro dei musei, promosso dal museo, dal Ministero per i beni e le attività culturali, dalla DARC, e pubblicato da Electa. Si parlava di arte interattiva, d'evoluzione tecnologica, di spazi virtuali. Dei compiti di un museo e del fatto di promuoverne gli aspetti più innovativi. Dov'è finita la next generation, il futuro? In quello stesso periodo stavo lavorando a un volume sull'impatto rivoluzionario del digitale nell'arte visiva. Temi sviluppati dai tempi in cui si facevano transitare riviste su BBS (bulletin board system), in cui certe realtà erano appannaggio di "smanettoni" illuminati, ancora prima della macro-espansione del World Wide Web. In questi anni non sono mancate personalità di rilievo internazionale che hanno indagato quei temi: Peter Weibel, Derrick de Kerckhove, Pier Luigi Capucci, Mario Costa, Oliver Grau, di cui è fresco di stampa il libro Imagery in the 21st century, per conto di MIT press. Perché mai non interpellare loro piuttosto che artisti o personaggi che non si sono certo distinti per il loro rapporto con i nuovi media o per il loro contributo alla tecnologia? Perché non sdoganare, questo sì per la prima volta, in un museo italiano, l'arte elettronica in tutte le sue declinazioni e far conoscere a un largo bacino d'utenza artisti che, grazie alla collaborazione con ingegneri e personalità di ambiti scientifici, hanno contribuito allo sviluppo dei new media? Sono loro che hanno trasformato l'osservatore in un attore importante perla realizzazione e l'attivazione delle loro opere. Per Telecom Italia e il MAXXI, un'occasione mancata. Per il pubblico del web, niente di nuovo.