In Valcuvia fra i capolavori di un sorprendente convento francescano AZZIO (Varese) La chiamano "Italia minore". Ma cerchi il bello e finisci per trovarlo sempre lì. Meglio ancora: dimentichi Varese, il Sacro Monte, il lago Maggiore e accetti di perderti fra i paesini della Valcuvia sistemati poco a nord di Gavirate, dove la sola Gemonio ha l'aria di familiarizzare - per i noti motivi - con pagine e filmati di giornali e Tv. E quando arrivi ad Azzio ti lasci incantare dal suo torpore provinciale, fra tracce di una vecchia "filanda a vapore" e di una celebre fabbrica di organi, due modesti corsi d'acqua, qualche villa pretenziosa di quando "i Milanes" ci facevano le vacanze e macchie di bosco che dicono piene di faggi e frassini, felci e bucaneve. Impatto gradevole. E la sorpresa, davanti alla Chiesa di Sant'Antonio e Sant'Eusebio che qui chiamano anche "Chiesa del convento". Bella, anche troppo. Frastornati dai dettagli, si rischia di perdere il senso dell'insieme. Poco importa. C'è l'architetto Guido Baj a colmare i vuoti e a sciogliere i dubbi. E c'è don Emanuele Borroni a trovare il filo di Arianna di una lunga chiacchierata, con una passione per questa chiesa che contagia e diventa ricostruzione cronologica: l'arrivo di un predicatore, tale padre Alessandro, dell'ordine dei frati minori riformati, capace di suscitare fervore e fede nella popolazione locale; la disponibilità della gente del luogo a donare i terreni e i mezzi per la costruzione di un convento francescano; e finalmente la consacrazione, nel lontano 1624, di un luogo di culto e di preghiera che avrebbe contato sulla presenza di un manipolo di monaci. Poi, via via, il bello e il brutto di ogni avventura umana: le soppressioni napoleoniche fra 700 e 800, il ritorno dell'attività religiosa grazie ai fratelli Mascioni nel 1812, fino alla tutela imposta nel più recente 1971 dalla Soprintendenza della Lombardia. Storia e storie: staresti ore a fartele raccontare. Ma l'urgenza è un'altra: è la salute precaria di questo gioiellino dell'architettura francescana in Lombardia. E non ci vuole un esperto per capire che servirebbe più di qualche arrangiamento per ridarle lustro. Farebbero comodo aiuti da enti pubblici, locali (Comunità Montana, Provincia, etc.) o regionali; interventi dagli istituti di credito; lasciti da privati decisi a impegnare denaro in un progetto meritorio. Qualcosa in effetti è arrivato: proprio in questi giorni la Fondazione Cariplo ha messo a disposizione 100mila euro. E poi c'è la passione degli "Amici della Chiesa del Convento" a portare ottimismo. Ma le risorse necessarie sono ben superiori (si parla di almeno 6-700mila euro) per dare attuazione al progetto di recupero già messo a punto, dopo rilievi e diagnosi strumentali sugli intonaci e sui muri portanti, nel coro ligneo e nella stessa cripta. Certo, è sempre un'emozione attraversare il sagrato e il pronao affrescato, avanzare lungo la navata sovrastata da una rara copertura ad archi traversi, ammirare i decori dell'altare maggiore attribuiti ai grandi maestri della Val d'Intelvi e attardarsi davanti alle statue lignee della sacrestia. Ma fa male al cuore riconoscere le tante, troppe cicatrici di questo gioiellino dell'architettura francescana provocate da incuria, umidità e infiltrazioni, insomma dal tempo e dagli uomini. Tant'è. Le lamentele non si addicono a questa terra di mezzo fra Varese e Laveno. E a ben guardare, ci sono più sorrisi che musi lunghi fra chi si batte per salvare la bella «Chiesa del Convento». C'è chi è riuscito perfino a farsene una ragione di un furto clamoroso di qualche anno fa, quando ignoti riuscirono a rubare le porte della chiesa durante un funerale. Come dire: inutile piangersi addosso, conta intervenire urgentemente. E chissà che qualcosa si muova a dispetto degli alibi: il momentaccio, la crisi economica, la scarsità di fondi. Ad Azzio ci contano. Perché se è vero che i sogni hanno sempre appetito, allora bisogna alimentarli. INFO: Per Azzio, autostrada A8 per Varese, uscita Azzate Buguggrate, quindi strada provinciale per Gavirate e Gemonio. Comitato "Amici della Chiesa del Convento" via Cavour Z 21030 Azzio (Va), amicidelconventovirgilio.it Il presidente del Comitato: «Servono aiuti per intervenne» «Siamo di fronte a un gioiello che negli anni è andato depauperandosi, ma che per valore artistico, storia e ricchezza di arredi non deve soccombere al tempo. Stiamo lavorando per rimetterlo in sesto e siamo determinati, in sinergia con amministrazione comunale e parrocchia. Ma abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti, in modo particolare delle realtà produttive della valle che potrebbero rendersi meritorie attraverso gesti concreti di solidarietà e di condivisione. Un po' di fondi li abbiamo raccolti attraverso iniziative varie, donazioni pubbliche e private, ma non bastano al raggiungimento dell'obiettivo finale che vuole riportare la Chiesa del Convento di Azzio agli antichi splendori. Il progetto di restauro è stato approvato e i primi lavori inizieranno entro fine anno. Ma che per raggiungere l'obiettivo è importante sentire la popolazione vicina. Alberto Scanni Presidente Comitato Amici della Chiesa del Convento