Il "Cristo" è negli Usa in prestito da Brera: gli eredi di un ebreo italiano lo rivendicano MILANO. Le ombre della Storia s'allungano sulla Pinacoteca di Milano, cui i guai non mancano tra il tetto colabrodo e le incognite sul progetto della Grande Brera. Stavolta, però, non riguardano fondi mancanti, ma l'eredità di una famiglia ebrea perseguitata dai nazisti. Un procuratore americano, Pamela March, ha bloccato un dipinto del Romanino prestato da Brera al Mary Brogan Museum di Tallhassee, Florida, in quanto oggetto di una controversia internazionale tra il nostro ministero dei Beni culturali e i discendenti di Federico Gentili di Giuseppe, un ebreo italiano fuggito a Parigi dopo le leggi razziali e morto nell'aprile del 40, un mese prima che Hitler invadesse la Francia. Una parte della famiglia espatriò Oltreoceano, un'altra (compresa la sorella di Gentili) fu uccisa nei campi di sterminio, i beni sequestrati dal governo di Vichy che mise all'asta la collezione dell'ingegnere. Compreso, sostengono i suoi eredi che hanno già ottenuto la restituzione di cinque quadri dal Louvre, il "Cristo portavoce trascinato da un manigoldo" dipinto nel 1538 da Girolamo Romano. Uno dei 50 capolavori che dal 18 marzo sono stati esposti nella mostra "Baroque Painting in Lombardy from the Pinacoteca di Brera", coordinata e co-prodotta dalla Ilaria Niccolini Production. Un successo: quasi 23 mila visitatori (tantissimi per un museo di Tallhassee), vasta eco, proroga fino al 4 settembre. Doveva chiudere il 20 luglio, l'indomani il procuratore ha comunicato alla direttrice, Chucha Barber, che il dipinto non si muoveva. Così, mentre le altre opere sono rientrate a Brera nei giorni scorsi, il Romanino continua a impreziosire le pareti del Brogan fino a soluzione della controversia. Le parti lavorano perché sia rapida, un incontro è fissato a fine mese a Roma coi rappresentanti dei governi Usa e italiano, spiega Ilaria Niccolini, cui è rimasto il cerino di portavoce visto che, per non turbare le trattative, gli attori protagonisti - Lionel Salem, nipote franco-americano di Gentili, e il ministero - si sono imposti il silenzio stampa. Ma la notizia ha fatto il giro dei giornali stranieri. Resta da capire perché la Pinacoteca (che con la mostra ha ottenuto il restauro gratuito di nove pale lignee del '600) abbia prestato proprio quel quadro, visto che già nel giugno del 2000 Salem le aveva inoltrato una richiesta di restituzione per il Romanino e un altro dipinto, la "Vergine col bambino" del Civerchio. E' pur vero che lo stesso "Cristo", dopo, era stato all'estero senza problemi: nel 2002 a Melbourne, Australia, per la mostra The Italians, pochi mesi dopo un affondo della stampa francese al «museo italiano che si tiene i suoi tesori di guerra». L'allora ministro Giuliano Urbani rispose che «Il Romanino fu venduto a un'asta fallimentare nel 40 dai nonni dei richiedenti e non confiscato a causa delle leggi razziali. E' passato in diverse mani, noi siamo i terzi proprietari». Lo Stato l'acquistò per «diverse centinaia di milioni di lire» (è assicurato per 1,5 milioni di euro per andare in America) nel '99, da un collezionista bergamasco, ricordano nei corridoi di Brera. Augurandosi che il nomen omen (coi collaborazionisti nella parte del manigoldo) faccia cilecca.