Gli investitori frenano, progetto in bilico VENEZIA - Il nuovissimo Palacinema al Lido di Venezia rischia di non farsi più. Il fascicolo che doveva arrivare sulla scrivania del commissario con il nuovo progetto non è mai arrivato perché gli investitori pare non abbiano intenzione di tirare fuori più nemmeno un soldo. Dopo cinque anni non hanno ancora visto nessun risultato. VENEZIA Lo aveva annunciato il ministro Giancarlo Galan il giorno dell'inaugurazione della Biennale, lo aveva ribadito il sindaco Giorgio Orsoni e lo aveva assicurato perfino il commissario governativo Vincenzo Spaziante: via il progetto del vecchio «sasso» firmato Sacaim e largo al nuovo palazzetto multifunzionale targato Est Capital. Più piccolo, certo, ma pur sempre capace di rilanciare velocemente la Mostra del cinema e dare al Lido quella scossa fieristica che avrebbe dovuto svegliare l'isola dal suo torpore invernale. E invece niente. Il nuovissimo Palacinema rischia di non farsi proprio più e il buco nella terra rischia di diventare un buco nell'acqua Il fascicolo che doveva arrivare sulla scrivania del commissario con il nuovo progetto del Palacinema infatti non è mai arrivato perché gli investitori che hanno riempito di euro il fondo Est Capital 2 pare non abbiano intenzione di tirare fuori più nemmeno un soldo. Comprensibile? Forse sì. Gli investitori infatti non nascondono l'agitazione: da cinque anni a questa parte non hanno ancora visto nessun risultato perché l'operazione di vendita dell'ex Ospedale al mare si è rivelata molto più complessa di quello che doveva essere quando era stata pensata dall'allora sindaco Massimo Cacciari e dall'allora governatore Giancarlo Galan. Le bonifiche infatti si sono trasformate in un pozzo senza fondo e l'estromissione di Sacaim rischierebbe di costare una cinquantina di milioni e anni di tribunali. E allora non solo l'avventura del palazzetto sarebbe troppo rischiosa, ma anche il resto dell'operazione. Anche per questo Est Capital ha deciso di prendere tempo perla firma del rogito dell'ex Ospedale al mare, dopo il preliminare del 30 dicembre, mettendo nuovamente a rischio la quadratura del bilancio comunale. Nelle casse di Ca' Farsetti infatti devono ancora arrivare 28 milioni di euro di cui 6 usciranno subito per scavare via l'amianto dai vecchi padiglioni del nosocomio lidense, che ogni settimana riserva nuove sorprese. D'altra parte la situazione amministrativa dell'ex ospedale è un labirinto di carte che si ammucchiano da più di cento anni e che tra donazioni, concessioni, demani e vincoli sta facendo perdere la testa anche ai legali di Est Capital. E se gli errori vengono imputati quasi tutti all'amministrazione Cacciati che avrebbe preso alla leggera il passaggio di proprietà della struttura dalla Usl 12 al Comune - il padiglione Rossi sarebbe per errore ancora del demanio e nel primo contratto erano stati dimenticati i vincoli Enac sulla Favorita - oggi gli investitori a cui Gianfranco Mossetto deve rispondere hanno deciso che in tempi di crisi finanziaria e mancanza di liquidità è necessario un colpo di acceleratore o i capitali si rivolgeranno altrove, lontano dalla laguna. Come è già successo per l'area dell'ex Favorita, messa in vendita due volte con due distinti bandi senza ottenere nessuna manifestazione di interesse degna di nota