E intanto la città inizia a dividersi. Miracco: «Un errore puntare solo su un progetto» Dal ministero sta per arrivare il parere sull'opera, ma non si sa ancora chi la finanzierà VENEZIA Qualche giorno ancora e poi sulla scrivania della direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Veneto approderà il parere che sarà poi inviato alla soprintendenza veneziana. Per il nuovo ponte dell'Accademia è insomma questione di ore. La commissione tecnico scientifica del Ministero dei Beni Culturali si è riunita e sta mettendo nero su bianco il proprio giudizio sul progetto proposto al Comune dall'impresa Schiavina di Bologna e opera degli architetti Giovanna Mar e Alessandro Marata. Resta invece un mistero il nome dello sponsor che dovrebbe finanziare l'opera (costa circa 6 milioni di euro). L'opera avrà arcata in ferro, sarà fatta in marmo e vetro, e non avrà barriere architettoniche, superate con particolari gradini (scongiurata quindi qualsiasi "ovovia...). A rassicurare sui tempi burocratici è Franco Miracco, consigliere del ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan. «Tra la fine di questa settimana e l'inizio della prossima il parere sarà inviato al direttore Ugo Soragni, che lo girerà poi alla soprintendente Renata Codello - conferma Miracco - di sicuro sarà un parere competente vista l'autorevolezza del presidente e dei membri della commissione. E d'altronde non poteva che essere così vista la rilevanza del luogo e la sua storia». Ma sul ponte provvisorio dal 1933, Miracco si toglie qualche sassolino dalla scarpa. «Partendo dal fatto che va sistemato, e senza spendere più tanti soldi di manutenzione ogni 5 anni, ho dei dubbi sul metodo: cercare uno sponsor è sacrosanto, ma un solo progetto è rischioso - annota - Ricordo che ci sono schizzi e progetti di architetti famosi e nel 2009 la Regione, Guggenheim e AntonVeneta proposero di rifare il ponte oltre che un museo a Punta della Dogana che ancora oggi non c'è». Intanto, i pareri da parte dei veneziani sono discordanti. C'è chi, come il Fai (Fondo ambiente italiano) preferisce il com'era e dov'era. «Il ponte è stato fatto nuovo non più di 15 anni fa - spiega la presidente del Fai Veneto, Maria Camilla Bianchini D'Alberigo - la struttura non sta cadendo a pezzi, se è rovinato basta restaurarlo. Ci chiediamo perché costruirlo ex novo, che cambierebbe la lettura e la vista di quel pezzo di Canal Grande, quando invece basta conservare quello esistente. E' vero, non è stato costruito da un archistar, ma fa parte dell'immaginario dei veneziani, che non andrebbero sempre ritenuti dei passatisti ma che hanno la facoltà di dire la loro e conservare un pezzo di storia di Venezia». Di diversa opinione l'Ordine degli architetti della provincia di Venezia, anche se il presidente Antonio Gatto è cauto: «Abbiamo solo visto le foto pubblicate nei quotidiani, per noi sarebbe piacevole verificare il progetto, sentire il parere del nostro consiglio e dei nostri iscritti. Se qualcuno ci interpella siamo qui». Sul progetto, invece, tra conservare il manufatto e una proposta innovativa Gatto sceglie la seconda. «Capisco che una parte dei veneziani vorrebbe il com'era dov'era, ma bisogna anche avere una visione elastica e capire fino a dove ci si può spingere. Io verificherei anche l'impatto ambientale».
Venezia, Accademia. Ponte nuovo, sponsor fantasma
Il progetto del nuovo ponte dell'Accademia a Venezia è in attesa del parere del Ministero dei Beni Culturali. La commissione tecnico scientifica ha valutato il progetto e sta mettendo nero su bianco il proprio giudizio. Il progetto prevede l'uso di marmo e vetro, e non avrà barriere architettoniche. Il nome dello sponsor che dovrebbe finanziare l'opera è ancora un mistero. Il direttore della soprintendenza veneziana riceverà il parere entro la fine della settimana. I veneziani sono discordi sul progetto, con alcuni che preferiscono conservare il ponte esistente e altri che sostengono la proposta innovativa.
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