Il sovrintendente Gizzi: era ora. Barracco: ci vuole più formazione ai giovani I danni. Dai decumani a piazza Plebiscito, il centro storico è imbrattato regolarmente NAPOLI. Sarà pure patrimonio dell'Unesco, ma il centro storico di Napoli è da sempre porto franco dei vandali e dei predatori dell'arte perduta. Un tormento che ci avvelena l'animo. Il disegno di legge delega del governo che prevede carcere e multe salate per chi deturpa i monumenti potrebbe essere un'autentica ripartenza per una città che deve fare i conti, ogni giorno, con la zella incancellabile delle stupide scritte sui monumenti, a cominciare dal porticato di San Francesco di Paola, la chiesa che domina piazza del Plebiscito, la cartolina dell'orgoglio ritrovato e dimenticato. Tutte quelle Susy che amano i Robertino, quegli ultrà che fanno tracimare i cori delle curve del San Paolo fin sopra i piedistalli delle statue, delle facciate di chiese e palazzi, sono un'offesa al passato e allo sguardo, alla quale purtroppo abbiamo fatto abitudine da tempo. A nulla valgono i rari maquillage. Fate un giro per i Decumani, alla Sanità, ma anche nella borghese Chiaia, nella Villa Comunale, sul Lungomare: l'occhio non troverà mai requie. E' una monnezza ancora più inquinante dei sacchetti, perché non si può rimuovere con la stessa rapidità, avendone la volontà. Ovviamente, alla notizia del disegno di legge il sovrintendente ai Monumenti di Napoli, Stefano Gizzi, esulta: «Meno male, era ora di farla finita con questi vandalismi sciocchi». Certo, per come sta combinata Napoli, si rischia di avere Poggioreale pieno più di quanto non sia già. «Tutti i monumenti napoletani sono a rischio» continua Gizzi. «Lo sappiamo da tempo e lo vediamo ogni giorno. E fa rabbia vedere come i turisti li apprezzano, li conoscono, li ammirano e i napoletani neanche li conoscono». Finora ci sono stati solo dei pannicelli caldi. «Sono state realizzate delle recinzioni, ma io sono sempre stato contrario. Vanno bene quelle storiche, come, ad esempio, attorno all'obelisco di San Domenico Maggiore, ma spesso deturpano più dei vandalismi». Soddisfatta anche Mirella Barracco, presidente della Fondazione Napoli Novantanove, che da anni porta avanti eroicamente la sua battaglia per i beni culturali della città. Ma? «Al di là della soddisfazione che c'è, bisogna aggiungere che questo provvedimento del governo è un'amara constatazione di quanto la situazione sia diventata grave, non solo, ma soprattutto, a Napoli». Non ci si può fermare qui, però. «È un punto di partenza, perché il carcere e le multe salate non risolvono da soli il problema. Potrebbero anche non servire a niente» aggiunge la Barracco «se non si lavora nella scuola e nelle famiglie perla formazione di una coscienza civile e culturale. In Italia si studia pochissimo la storia dell'arte, molto meno che in Francia. E' scandaloso e credo che il ministro Gelmini dovrebbe occuparsene. Non facciamo che vantarci di avere il più grande patrimonio artistico e monumentale del mondo, ma i nostri giovani lo ignorano. Il vandalismo nasce molto anche da questo».