Un ammasso di libri impolverati, ammuffiti sui loro scaffali di legno. Niente di più devono sembrare ormai ai politici chiamati a scegliere se aprire o chiudere i cordoni della borsa le storiche biblioteche fiorentine, invidiate da mezzo mondo. Almeno a guardare la scarsa attenzione loro dedicata dal Ministero dei beni culturali, che solo a Firenze gestisce ben quattro biblioteche statali, una delle quali nota a tutti, la Nazionale; le altre meno conosciute ma di grande rilievo per il patrimonio conservato: la Marucelliana, la Medicea Laurenziana e la Riccardiana, frequentate da intere generazioni di studenti. Almeno in passato, giacché ora molti universitari, vuoi per la riforma degli atenei, vuoi per l'avvento dell'era di internet e della possibilità di una consultazione a distanza e quindi della ricerca di luoghi di studio dove l'unica prerogativa richiesta sembra essere il collegamento wi-fi gratuito, cominciano a disertarle. Quattro biblioteche costrette a fare i conti con un bilancio sempre più magro e con un numero di addetti talmente esiguo da ringraziare il cielo ogni giorno che si riesce a garantirne l'apertura. Solo 181 gli addetti alla Nazionale, 38 quelli della Marucelliana , 26 per la Laurenziana e 13 (dati del dicembre scorso) per la Riccardiana. Con una doverosa precisazione di questi ad avere la qualifica di bibliotecario sia per la Laurenziana che per la Riccardiana solo soltanto in tre (8 per la Marucelliana e 47 per la Nazionale), il minimo per permettere di effettuare dei turni di lavoro dunque. Per il resto si tratta di personale di vigilanza, tecnico, amministrativo o ausiliaria "In questo modo è sempre più difficile sostenere il servizio - commenta la direttrice della Marucelliana di via Cavour, Monica Maria Angeli - ed è per questo che dal 1 luglio scorso al sabato abbiamo dovuto decidere di restare chiusi e di limitare l'orario alle 18 anziché alle 19 negli altri giorni". Un problema, quello della carenza di personale, che si è andato accentuando soprattutto negli ultimi anni. Pensi che quando sono arrivata io - ricorda Angeli - eravamo in 80, ed era il 1985. Ma ormai da tempo chi se ne va per limiti di età non viene rimpiazzato": "I problemi sono davvero tanti, ma francamente devo dire che se il personale è poco, è solo grazie all'iimpegno dimostrato che riusciamo a garantire l'apertura, anche se - spiega la direttrice della Laurenziana, Vera Valitutto - noi ci limitiamo a due soli pomeriggi alla settimana, mentre per il resto chiudiamo alle 14. In fondo, pero, questa è una biblioteca di eccellenza e grazie all'accesso per via telematica possiamo soddisfare molte esigenze di consultazione. La sofferenza maggiore che registriamo è invece quella relativa alla carenza di supporto economico. A mancare sono i fondi da destinare agli acquisti e all'aggiornamento delle raccolte»: Soluzioni in vista? «Poche, purtroppo Forse in casi come il nostro ci sarebbe davvero bisogno di sponsor: Di persone appassionate della cultura»: Un auspicio, quello di Vera Valitutto, che sembra tanto la speranza in un miracolo. Forse l'unica cosa che potrebbe sottrarre le biblioteche statali fiorentine da una polverosa agonia. SAN LORENZO Volumi in catene per difenderli da ladri e vandali. Quando il granduca Cosimo I consentì l'ingresso al pubblico Nel 1571 la Biblioteca Medicea Laurenziana fu aperta al pubblico per volere del granduca Cosimo I nel suo mirabile, seppure incompiuto, allestimento michelangiolesco. I due aggettivi che la qualificheranno da allora nei secoli, Medicea e Laurenziana, attestano la primitiva origine signorile e la collocazione nel complesso di San Lorenzo. I codici, che costituivano la biblioteca privata dei Medici, disposti sui plutei (banchi) e spogliati delle loro coperte originarie ricevettero una veste uniforme in cuoio rossastro alle armi Medicee. Le catene, che ancora essi conservano, testimoniano gli usi della consultazione e la preoccupazione dei bibliotecari per la loro conservazione. DA ROMA A FIRENZE Inaugurata nel 1752 L'eredità dell'abate Francesco e una clausola: accessibile a tutti La Biblioteca Marucelliana, pensata da Francesco Marucelli quale biblioteca di cultura generale aperta ad una vasta utenza, così come indica l'iscrizione sulla facciata: "Marucellorum Bibliotheca publicae maxime pauperum utilitati", venne aperta al pubblico il 18 settembre 1752. II nucleo originario della raccolta è costituito dalla biblioteca dell'abate Francesco che, morendo a Roma nel 1703, aveva disposto che la propria libreria, conservata nel palazzo di via Condotti, fosse destinata alla creazione di una biblioteca pubblica in Firenze dove, al momento della sua morte, non era presente una istituzione di questo tipo. Venne costruito un edificio ex novo su via Cavour e non si ricorse all'adattamento di un immobile preesistente, così come era avvenuto per molte biblioteche aperte nei secoli XVII-XVIII. ISTRUZIONE Ogni anno circa 40 allievi. Da ottobre numero chiuso Scuola di formazione archivistica: "Assunzioni ferme, ci aiuta l'Ente Cassa" Nonostante mille difficoltà, l'Archivio resiste, e pensa anche alle nuove generazioni. Forse non tutti sanno, infatti, che all'interno dell'Archivio di Stato di Firenze esiste la scuola di archivistica, paleografia e diplomatica, con durata biennale. "Abbiamo circa 40 allievi in media ogni anno - spiega la direttrice Carla Zarrilli - Ma le domande sono troppe e quest'anno abbiamo deciso di inserire un test d'ingresso, a numero chiuso quindi. Formiamo personale archivistico, giovani allievi che fino a qualche anno riuscivamo ad assumere, seppure con contratti a tempo determinato, qui all'Archivio di Stato di Firenze. Oggi questo non è più possibile. Riusciamo a tenere alcuni di questi alunni soltanto grazie ai finanziamenti che ci arrivano dall'Ente Cassa di Risparmio di Firenze".