Gli ascensori fuori servizio, il sistema antincendio arrugginito, l'aria condizionata mezza rotta, le banche dati senza aggiornamento, il tetto invaso dai piccioni (e dai loro bisogni), la polvere che insidia i libri, la muffa, i dipendenti che si improvvisano addetti alle pulizie. Benvenuti all'Archivio di Stato di Firenze, dove la memoria di un'intera nazione rischia di cadere sotto i colpi di un lento ma inesorabile degrado. Colpa dei fondi statali sempre più risicati, accusa la direzione. «Soltanto quest'anno spiega la direttrice Carla Zarrilli il ministero dei Beni culturali ci ha tagliato il 21 per cento delle risorse, pari a 126 mila euro», riducendo gli stanziamenti dai 597mi1a del 2010 ai 471mila euro del 2011. Come se non bastasse, aggiunge, «nel 2011 sono arrivati soltanto 70mila euro e mancano ancora all'appello 400mila euro». Dal ministero rassicurano, spiegando che i fondi mancanti arriveranno entro dicembre, ma la preoccupazione sale visto che, spiega Zarrilli, «nelle nostre casse sono rimasti soltanto 50 euro». E così, dopo il passivo di 400mila euro dell'anno scorso, anche per quest'anno si prevede un bilancio in rosso. L'Archivio di Stato di Firenze, istituito nel 1852 dal granduca Leopoldo II di Toscana è in viale Giovine Italia, ed è il più frequentato d'Italia insieme a quello di Roma (oltre 15mila presenze l'anno), oltre ad essere uno dei più vasti e antichi del Paese. «Se i fondi resteranno gli stessi anche nei prossimi anni spiega la direttrice Zarrilli rischiamo di non poter più effettuare la manutenzione ordinaria dell'archivio e dei nostri macchinari, che sono tecnologicamente avanzati e necessitano di una costante revisione». Notevoli disagi si potrebbero riflettere, oltre che sul sofisticato sistema informatico, sugli impianti di climatizzazione nei reparti dove è contenuto il materiale archivistico, nei quali la temperatura dovrebbe rimanere costantemente a 18 gradi. In estate la climatizzazione è stata affidata a sistemi di ventilazione (più economici rispetto all'aria condizionata), mentre durante lo scorso inverno l'archivio è rimasto per qualche giorno senza riscaldamento. «La mancanza di riscaldamento potrebbe diventare la regola se si continua di questo passo dice Zarrilli proprio in questi giorni stiamo cambiando una caldaia rotta, ma se non arriveranno gli stanziamenti promessi non ci saranno neppure i soldi per pagare le bollette. Un dramma non solo per i dipendenti ma per tutti i testi che custodiamo e che rischierebbero di prendere la muffa». A risentire dei tagli anche il personale, praticamente dimezzato negli ultimi dieci anni e attualmente composto da 55 dipendenti.