I dubbi della Curia. Verdon: ero tra i primi fautori, ma ora ammetto: è orribile Questa chiesa non è un museo. Sembra pronto a riaprirsi il dibattito sull'abbondante patrimonio artistico rappresentato dai luoghi di culto nel nostro Paese. Da anni ormai capita, a Firenze come in altre località italiane, che per visitare alcune chiese sia richiesto il pagamento di un biglietto di ingresso: il processo, iniziato almeno dieci anni fa, ha visto nella sua genesi forti scontri tra le posizioni distanti di chi non voleva imbrigliare e «mercificare» un luogo per sua natura aperto a tutti e chi sosteneva le ragioni, anche economiche, dell'autonomia conferita alla chiesa stessa dai proventi del ticket. Tra i favorevoli al biglietto, c'era anche Timothy Verdon: «Ero tra i primi fautori di questo sistema, ormai più di dieci anni fa ha raccontato ieri all'Avvenire il canonico studioso americano, recentemente nominato direttore del nuovo Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore per motivi pratici: senza introiti, molte delle nostre chiese non hanno modo di provvedere alle pulizie, alla guardiania all'illuminazione. Questi problemi sono in buona parte risolti dal ticket». Tutte buone ragioni per sostenere il pagamento di un contributo da parte di visitatori. Fino ad oggi: «Sono costretto ad ammettere prosegue infatti Verdon che tale soluzione ha un costo altissimo, perché chi paga un biglietto non può avere il senso di gratuità che prima era, e che dovrebbe essere sempre, una componente della visita a una chiesa. Come quadrare il cerchio? Non lo so, ma vedo con orrore che le chiese con il ticket vengono percepite come musei» conclude amaro. Insomma, il visitatore avrebbe una percezione distorta, una volta versato il tributo, del luogo in cui si trova, secondo Verdon. E se anche Firenze non fa eccezione con tre importanti chiese «a pagamento», e Santo Spirito basilica brunelleschiana dell'Oltrarno che per esempio non ha mai accettato questo compromesso: «Si tratta di una decisione presa già prima del mio arrivo spiega padre Giuseppe Pagano, priore della chiesa dagli amici di Santo Spirito e dall'ordine Agostiniano. In fondo mi pare giusto, quello che vogliamo dire da subito a chi entra qua dentro è che questa è una chiesa e non un museo». Per quanto riguarda le spese di gestione e manutenzione? «Santo Spirito racconta Pagano è di proprietà del Comune di Firenze. Così quando c'è bisogno di qualcosa noi non abbiamo fondi a disposizione e bisogna aspettare la provvidenza» sorride. Un vero e proprio scrigno, la basilica fiorentina racchiude oltre al crocifisso di Michelangelo Buonarroti opere del Perugino e di Filippino Lippi ed è visitabile ogni giorno ad eccezione del mercoledì (quando chiude dopo la messa del mattino) dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 17.30. «Ma non sappiamo quanti visitatori frequentino la chiesa, sarebbe interessante poter avere dei dati ma non c'è mai stata la possibilità di fare uno studio» conclude padre Pagano. Un'indagine commissionata dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 2003, stimava che fossero circa settanta gli edifici di culto italiani, sulle 85 mila chiese tutelate dai beni culturali, in cui si paga il biglietto. A Firenze, la questione è particolarmente annosa: fu il cardinale Silvano Piovanelli nel 1995 a proporre il ticket per il Duomo, sul modello di San Marco a Venezia, come soluzione al continuo viavai di chi cercava l'ombra o il riparo dalla pioggia in Santa Maria del Fiore. Sulla sponda opposta dell'Arno rispetto a Santo Spirito, si trovano le tre chiese fiorentine con biglietteria annessa: si tratta di Santa Croce, San Lorenzo e Santa Maria Novella. E se per l'accesso a Santa Croce sono richiesti cinque euro, per le altre due sono necessari 3 euro e 50. Botteghini all'ingresso, per la chiesa all'ombra di Dante un moderno box in vetro costeggia la navata sinistra, code e turisti, l'impressione è quella di trovarsi fuori da una delle molte gallerie fiorentine gettonate dai gruppi, ma le proteste non sono poi così frequenti. «In realtà io servo la messa quotidiana nella cappellina biglietto ammette padre Giovanni Monti, romano, parroco di Santa Maria Novella da sei anni mi trovo a contatto con i turisti solo durante la messa domenicale. A volte capita di sentire qualcuno che recrimina perché dicono che altrove non si sono mai sentiti chiedere un pagamento per entrare in chiesa. Ma è normale: quando mi trovavo a Roma alla Minerva racconta capitava che alcune sere facessimo delle chiusure per eventi particolari. Una volta ci furono delle riprese per un concerto di Andrea Bocelli e la gente voleva entrare. Ma com'è che non si vede mai nessuno e proprio ora vogliono venire a pregare?» sorride. Per quanto riguarda i fondi derivanti dalle attività turistiche, questi sono gestiti dall'Opera di Santa Maria Novella: «A quanto ne so conclude padre Monti ciò che resta tolti i costi di gestione e manutenzione, viene impiegato per i restauri (in questo momento alcune tele sono in lavorazione) o viene girato a Roma al ministero degli Interni che è proprietario dell'immobile».
FIRENZE - Paghi, e entri in chiesa. o è un museo?
Il canonico americano Timothy Verdon, nuovo direttore del Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore, ammette di aver sostenuto l'introduzione del biglietto per visitare le chiese fiorentine, ma ora riconosce che tale soluzione ha un costo altissimo. Verdon sostiene che il pagamento di un contributo da parte dei visitatori è necessario per coprire le spese di gestione e manutenzione, ma ritiene che questo compromesso abbia un costo troppo alto e che le chiese vengano percepite come musei. Il priore di Santo Spirito, padre Giuseppe Pagano, sostiene che la chiesa non è un museo e che il pagamento del biglietto è inaccettabile.
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