Mancano manufatti capaci di indicare un'epoca precisa SAN MARCELLO. Resta avvolta nell'aura del mistero l'identità dei dieci tumuli in pietra rinvenuti lo scorso giugno in località La Fontana nei pressi del Rio delle Lame, nel territorio del comune di Piteglio. A comunicarlo è la dottoressa Cristina Taddei. È lei che ha condotto le ricerche dirette dalla dottoressa Pierazzi, funzionario della Soprintendenza per i Beni archeologici della Toscana. I risultati delle indagini, cui hanno dato man forte i volontari del Gruppo di ricerche storiche "Valle Lune" di San Marcello, sono in fase di elaborazione. Molte sono le difficoltà di inquadramento dei tumuli, che appaiono unici nel loro genere e privi di elementi e manufatti che ne consentano un'adeguata datazione. «È bene mantenersi cauti con le ipotesi - raccomanda la dottoressa Taddei - i dati sinora raccolti fanno ipotizzare che i resti materiali del sito non siano di epoca troppo antica». Si sono riconosciute numerose tracce di lavorazione, testimoni del duro lavoro di cavatori e scalpellini che estrassero dal terreno grandi massi arenacei e li resero materiale da costruzione, sbozzandoli e spianandoli. Una cosa, però, è già sicura: occorre fare marcia indietro sulle affrettate attribuzioni del sito, individuate come testimonianza del popolamento ligure. «Il sito non possiede caratteristiche culturali prettamente archeologiche e non può essere giuridicamente definito "parco archeologico", non ci sono elementi per parlare di tombe o di recinto sacro pre-etrusco - prosegue Taddei - ciò non toglie che l'area sia degna di nota. Seppure non antiche, le strutture rivestono un interesse etnografico, testimonianze di uno stile di vita e di un approccio ecologico che, seppur non lontano nel tempo, ormai completamente dimenticato». Insomma, i tumuli dovrebbero essere più recenti, forse addirittura novecenteschi. Ma la loro memoria si è persa. Di qui il "giallo".