CHIETI. Un bunker a prova di atomica. Desta molte perplessità la realizzazione del solaio in acciaio e cemento che copre il saggio archeologico di piazza Valignani. Una soluzione (provvisoria), così è stata definita, licenziata dal Comune e avallata dalla sovrintendenza ai beni archeologici. Conforta il fatto che, in caso di conflitto nucleare, o giù di lì, il mosaico romano e le mura dell'edificio pubblico del Foro Imperiale di Teate, che ricomprendono il prezioso reperto, sarebbero certamente salvi. Ironia a parte, riesce difficile comprendere come, una volta bonificato il sito, restaurati i reperti e realizzate le opere di contenimento dello scavo, si sia scelta la soluzione della pavimentazione e non quella della «balconata», peraltro ipotizzata dagli stessi tecnici comunali, in modo di garantire la tutela del reperto ma anche la fruibilità per tutti di quella che è stata definita come la scoperta archeologica più significativa dagli anni Trenta. Il commissario prefettizio, è vero, ha ereditato una situazione complicata. Ma l'ampio movimento trasversale favorevole alla valorizzazione dei reperti avrebbe potuto suggerire il varo di un progetto organico di recupero. Invece, a conti fatti, sono state privilegiate più le esigenze del traffico che non quelle della valorizzazione dei reperti. Mortificato, dunque, lo spirito del «codice Urbani», la legge di indirizzo sui lavori pubblici che aveva comunque favorito una incoraggiante collaborazione tra i due enti. Ma perché la soprintendenza ha accettato un progetto che, a dispetto degli impegni annunciati, non è per nulla «provvisorio»? E che senso ha affermare che l'obiettivo della valorizzazione è stato raggiunto quando i reperti possono essere visitati soltanto dagli addetti ai lavori attraverso un pozzetto d'ispezione? «Nessuna contraddizione», dice Adele Campanelli, responsabile scientifica del saggio e direttrice del museo Civitella, "la soprintendenza ha raggiunto lo scopo di tutelare i reperti evitandone l'interramento. Quanto all'aspetto collaterale della fruibilità, l'attuale normativa fa carico agli enti locali titolari dei lavori pubblici condotti in aree a valenza archeologica di elaborare e finanziare progetti». Quindi per piazza Valignani si è scelto un compromesso di basso profilo. «Non giudico la portata tecnica del progetto e le esigenze dei carichi strutturali di cui il Comune, così mi dicono, ha tenuto conto. Per il resto si è trattato di una scelta politica nel cui merito la soprintendenza non può entrare. Ciò detto», prosegue Campanelli «ci siamo riproposti di riaprire lo scavo e renderlo fruibile, ma soltanto quando si creeranno i presupposti politico-gestionali, in tal senso abbiamo vincolato il parere favorevole al carattere "provvisorio" della soluzione adottata». Nel frattempo, i reperti dovrebbero essere monitorati da un impianto video a circuito chiuso che proietterà le immagini interne del bunker su uno schermo da approntare nell'androne del Marrucino dove, però, nessuno sa ancora nulla dell'iniziativa. Per ora, è proprio il caso di dirlo, resta «l'opera buffa» di un mosaico scomodo.