L'Opera di Santa Maria del Fiore presenta il progetto della nuova sede espositiva. Parla il neodirettore Timothy Verdon «Ricostruiremo lo spazio tra cattedrale e battistero nella sua dimensione storica e teologica e daremo nuova luce a opere di Michelangelo, Donatello e Ghiberti. Il ticket nelle chiese? Le trasformano in musei» Tra le maggiori collezioni d'arte sacra al mondo, con capolavori di Michelangelo, Donatello, Ghiberti e Luca della Robbia, il Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore raccoglie opere realizzate per il Battistero, il campanile e il Duomo di Firenze che, per motivi di conservazione o modifiche, sono state rimosse dalla collocazione originaria o sottratte all'uso liturgico. Dalle due sale inaugurate nel 1891, il Museo è cresciuto fino alla ventina di ambienti attuali. Ma non sono sufficienti. Per questo la possibilità di allargare lo spazio espositivo con l'accorpamento dell'antico Teatro degli Intrepidi, acquistato nel 1997, rappresenta un'occasione unica per dar vita al Grande Museo dell'Opera, che da oggi, dopo 110 anni di storia, per la prima volta ha un direttore. E' monsignor Timothy Verdon (storico dell'arte statunitense, canonico della Metropolitana fiorentina e direttore dell'Ufficio dell'Arte sacra e dei Beni culturali dell'Arcidiocesi di Firenze), che ha già pronto il progetto della nuova struttura. Monsignor Verdon, cosa rappresenta per Firenze la possibilità di ampliare il Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore? «A differenza di altre tipologie museali, in un "museo della cattedrale" tutte le opere provengono da un unico luogo, una chiesa vescovile, e appartengono a un unico sistema concettuale, quello della fede cristiana provenienza e appartenenza che invitano non solo all'adeguata esposizione delle singole opere, ma soprattutto alla loro contestualizzazione nell'insieme di messaggi teologici e di scenografie architettoniche della storia della cattedrale. Un allestimento con queste caratteristiche non è facile da realizzare. Richiede grandi spazi e nel caso fiorentino era improponibile fino a pochi anni fa. Ora finalmente c'è la possibilità di raddoppiarli». Quali saranno le principali novità dal punto di vista espositivo? «Tra le opere di maggiore interesse ci sono 40 statue del e primo Quattrocento, realizzate per la facciata del Duomo iniziata da Arnolfo di Cambio nel 1296, mai portata a termine e smantellata nel 1586-87. Ecco: il volume dell'ex-teatro permetterà di configurare un vasto spazio in cui disporre queste sculture originalmente visibili in una piazza pubblica nel rispetto del loro carattere monumentale. Nel vano lungo 36 metri ed alto 20, un colossale modello ligneo evocherà l'incompiuta facciata trecentesca. Qui verranno collocati anche la restaurata Porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti e i due grandi sarcofagi romani che nel Medioevo stavano davanti al Battistero. Questa "piazza" presenterà subito e in modo spettacolare l'aspetto più nuovo. Da questa prima sala, il visitatore si sposterà negli ambienti del museo storico al piano terreno per le opere di maggiore impatto spirituale: la Maddalena penitente di Donatello e la Pietà di Michelangelo. L'obiettivo globale è di permettere ai capolavori di parlare il loro vero linguaggio, che certo è quello dell'arte ma che è anche e soprattutto il linguaggio della fede». A Firenze quello dei turisti è un flusso continuo per gran parte dell'anno. Lo stesso accade a Venezia o a Roma. Come valuta l'attuale turismo nelle città d'arte? «Rappresenta una sfida per la cultura in generale e per la Chiesa in particolare. In larga misura l'arte che i turisti vengono a vedere è di tipo religioso ma mancano di strumenti per decifrarne il significato. Anche quando sono persone credenti e alfabetizzati nella fede, la cultura vigente dice loro che i capolavori sono una "risorsa economica", frutto di antiche strategie di prestigio, potere, convincimento. Noi invece, che dall'interno della Chiesa ancora comprendiamo qualcosa del senso originario delle opere e degli edifici, dobbiamo ridare voce umana e cristiana a queste espressioni eloquenti di fede e di vita dei nostri antenati. Nelle chiese ci vogliono guide preparate a spiegare il significato delle opere e l'allestimento museale deve mirare a questo: la comunicazione della fede ispiratrice delle opere». Un tema che torna spesso al centro del dibattito e delle polemiche: il ticket nelle chiese. Qual è, oggi, il suo pensiero in proposito? «Ero tra i primi fautori di questo sistema, ormai più di 10 anni fa, per motivi pratici: senza introiti, molte delle nostre chiese non hanno modo di provvedere alle pulizie, alla guardiania, all'illuminazione. Questi problemi sono in buona parte risolti dal ticket. Ma, oggi sono costretto ad ammettere che tale soluzione ha un costo altissimo, perché chi paga un biglietto non può avere il senso di gratuità che prima era, e che dovrebbe essere sempre, una componente della visita a una chiesa Come quadrare il cerchio? Non lo so, ma vedo con orrore che le chiese con il ticket vengono percepite come musei».
Firenze, Opera del Duomo: il museo come una piazza
Il Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze ha presentato il progetto della nuova sede espositiva. Il direttore Timothy Verdon ha spiegato che il nuovo spazio sarà dedicato alla restituzione dello spazio tra cattedrale e battistero nella sua dimensione storica e teologica, e che le opere di Michelangelo, Donatello e Ghiberti saranno esposte in modo nuovo. Il museo raccoglie opere d'arte sacra al mondo, tra cui capolavori di Michelangelo, Donatello e Ghiberti. Il progetto prevede l'accorpamento dell'antico Teatro degli Intrepidi per creare un Grande Museo dell'Opera.
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