Tra successi e nuovi progetti parla Pio Baldi, presidente Maxxi poco più di un anno. II Maxxi, il museo di arte contemporanea nato a Roma dalla matita dell'archistar Zaha Hadid, ha aperto i battenti ilio maggio 2010 e può vantare un'affluenza di circa 500mila visitatori e una capacità di autofinanziamento che arriva al 50 del budget. «Un risultato», commenta Pio Baldi, dirigente dei Beni culturali dirottato dal ministero a presiedere la fondazione che gestisce il museo. Qual è la formula? II fatto che il Maxxi abbia iniziato a funzionare, di fatto, già nel 2002, seppure in forma sperimentale. Abbiamo allestito circa 30 mostre in uno spazio a fianco del cantiere che intanto cresceva. Si è così potuto formare un nucleo di persone, dai curatori al direttore, che quando il Maxxi ha aperto sapevano già come far funzionare il museo. Quanto dei buoni risultati è dovuto al fatto che il Maxxi sia stato concepito come spazio da vivere? E' uno dei segreti. Siamo una fabbrica estetica, un laboratorio in cui non si viene solo a vedere le opere, ma anche per ascoltare musica, seguire lezioni, assistere a spettacoli di danza. E stimolante, poi, il fatto che il museo sia stato concepito non come una sequenza di sale espositive, ma come uno spazio unico, uno spazio che ricorda la libertà di Internet. Questo vi ha favorito nel recente progetto Maxxiinweb con Telecom? Certo. E ha aperto nuovi scenari. Per esempio, l'incontro della settimana scorsa con Massimiliano Fuksas ha raggiunto 20mila persone grazie allo streaming, mentre in sala i 220 posti erano tutti pieni e c'era gente in piedi. E chi ci ha seguito sul computer ha comunque potuto partecipare ponendo domande. E' stato molto interessante e divertente. Il Maxxi, come ha affermato il ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan, deve rimanere unico? Questa impostazione può valere per i musei finanziati dal ministero. Ma bisogna vedere cosa succede su altri fronti, dagli enti locali ai privati. Per esempio, a Roma nell'arte contemporanea c'è fermento: nell'ultimo anno sono nate cinque fondazioni private. All'Auditorium, a un passo da voi, tra un mese si aprirà il festival del cinema. L'esclusiva sul cinema spetta solo a Venezia? Siccome si differenziano - uno è più di ricerca, mentre l'altro ha un target più ampio - i due festival possono convivere. Cultura come volano del territorio: una parola d'ordine che vale per il Maxxi? Un sondaggio sulla composizione media dei visitatori ci ha detto che il 50 sono romani, il 25 italiani e il 25 stranieri. Una sorpresa, per-ché gli stranieri di solito arri vano a Roma con itinerari prefissati: Colosseo e Musei vaticani. Significa, dunque, che grazie al Maxxi si è creato un richiamo turistico anche oltre confine. C'è poi una ricaduta sul quartiere: ormai negli annunci immobiliari si legge "vendesi casa con vista sul Maxxi". Com'è il rapporto con i privati? I privati sono molto interessati al Maxxi. Abbiamo singoli donatori che versano circa 5mila euro l'anno. Ci sono, poi, le aziende partner che ci aiutano con 9oomila euro l'anno Non esiste, però, più lo sponsor o il Mecenate, figura ormai mitologica. Ci sono le imprese con cui concertare percorsi comuni, iniziative che facciano parte della mission aziendale.