A Bologna terrà una lectio maglstralls Sono un archeologo e l'archeologia è stata per me una fonte di felicità. Ho fatto sogni da bambino che ho impiegato anni a realizzare e molti altri a intendere, che mi hanno portato a scavare nel passato sepolto per dargli altra vita. Oggi si risparmiano ai bambini le frustrazioni ma è stato un amore frustrato che mi ha donato la vocazione, e così ho trovato la via di uscita dalle tenebre mettendo in luce la vita trascorsa. Genitori, ricordatevi del detto inglese: «the best is not always the better». E' noto che molti uomini cercano la felicità accumulando sesso, denaro, potere, distrazioni. Cercano, come me bambino, una via d'uscita ma non la trovano, perché una felicità moderata e durevole si trova solamente capendo chi siamo e chi sono stati i nostri avi. Puco dorme poggiando la testa sopra la coda di Lola, sua madre, riconoscendole così una preminenza. Ma si ricordano di essere madre e figlio? Per quanto riconosca l'intelligenza dei cani, ne dubito. Il senso delle generazioni è fondamentale per la memoria. Lo stesso dio è un avo, il nostro creatore... 61 generazioni ci dividono dal 27 a.C., quando Augusto fondò il principato. Quale intensità di vita nel cammino dell'umanità tra allora, quando si persero la libertà, le virtù civiche, la legge uguale per tutti e la loro riscoperta nei Comuni italiani, nella nostra Repubblica! Se vogliamo risalire alla Repubblica di Roma, quando si manifestò per la prima volta un'avversione irriducibile ai tiranni, dobbiamo scavalcare 76 generazioni. Se la curiosità non si arrende e vogliamo risalire al tempo in cui furono inventate le città e gli Stati in cui fu scritta l'Odissea e in cui Romolo fondò Roma dobbiamo sormontare 83 generazioni. Ecco il tempo minimo che dobbiamo assimilare se vogliamo conoscere noi stessi, perché, oltre a riassumere l'intera evoluzione dell'homo sapiens, svoltasi in un tempo che non oso neppure menzionare, siamo una sintesi delle civiltà umane. La bambina che sarà Madame Rolland, moglie di un ministro durante la rivoluzione francese, morta decapitata come i suoi amici Girondini per aver rifiutato sia la tirannia di Luigi XVI che quella del terrore, aveva appreso amore per la libertà e virtù civiche leggendo Plutarco: era l'anno 1763 e lei aveva otto anni. E' stata anche la prima borghese che, non potendo contare sui privilegi riservati alla nobiltà, trovò la felicità formando se stessa nel merito. La felicità ha due occhi. Uno è rivolto al presente delle altre parti del mondo, che per noi rappresentano il futuro a cui non siamo pervenuti, o il passato in cui siamo immersi, oppure il passato che abbiamo superato. E noi stessi siamo, ogni momento, ora saggi adulti, ora bambini rabbiosi ma anche cacciatori nomadi, agricoltori sedentari, cittadini artigiani e commercianti, piccoli industriali, uomini del terziario... Se ci schiacciamo sul presente, viviamo una vita sola e immemore, simile a quella dei mammiferi, ma se riviviamo almeno l'ottantina di vite che ci separano dalla protostoria, allora viviamo innumerevoli altre vite, sia muovendoci in orizzontale, viaggiando nello spazio, sia muovendoci in verticale, viaggiando nel tempo. Così a un tratto il futuro si fa ventaglio di possibilità e a noi non resta che scegliere. E scegliere significa essere liberi. 5 Il nostro dovere morale è raccogliere frammenti, in sé insignificanti, per comporli in un grande racconto Possiamo viaggiare solo leggendo, oppure anche vedendo le magnificenze delle nostre città e dei paesaggi illesi. Ma non tutte le civiltà sono visibili. Basta scavalcare 27 generazioni che entriamo nella parte oscura del Medioevo, nelle civiltà sepolte. Per restituire la vita e rivedere quanto si è trasformato in strati sotto i nostri piedi serve l'archeologo, che sa smontare le azioni umane come le bacchette nel gioco di Shanghai. Insomma, se vogliamo vivere pienamente dobbiamo essere consapevoli dell'intero cammino della civiltà. L'esplorazione dello spazio ha inizio con l'Odissea e prima di tutto siamo degli Odissei. Riscoprire Ulisse in noi, esplorando e approfondendo, andando lontano nel tempo e da casa e poi tornando a Itaca, traendo linfa dal disordine della vita e ridandole forma, come avviene in ogni epica creazione, possedere in essenza conquiste e errori di tutti gli uomini, eroi o uomini qualunque, preparando un futuro all'altezza della speranza: ecco il segreto della felicità possibile, della tristezza vinta. Se abbiamo in testa molti esempi di vita possiamo dirci, a partire dal padre nostro: «Ce l'hanno fatta loro, ce la faremo anche noi». Quale è allora il dovere morale, prima ancora che culturale, dell'archeologo? E' quello di raccogliere i frammenti, in sé privi di significato, che giacciono sparsi in quelle borse dell'esperienza umana di cui è composto il nostro sottosuolo, per comporli in un grande racconto. Ciò implica valorizzare il noto colmando anche le sue lacune, in modo da restituire il senso delle vite passate. Ricostruire anche il passato impossibile, che è quello sepolto, è la missione dell'archeologo. Da dove cominciare? Dalla propria città. Dove sono finite le generazioni dei bolognesi scomparsi? In un nulla irraggiungibile? No, basta sollevare un pavimento di casa, che la vita passata zampilla, chiedendo di ridiventare vita viva. E noi nel risuscitare alla vita i morti, diventiamo più intensamente vivi, formiamo il nostro cervello sfruttandone le infinite potenzialità a immagine e vastità dell'avventura umana intera, diventiamo in conclusione uomini più uomini ed elevandoci a questa pienezza possiamo esistere nel migliore dei modi, prima di diventare terra anche noi, ché altro non ci è dato. Il resto è secondario, oppure illusione.
Mi sento come Ulisse. Per avere fiducia nel futuro
L'archeologo racconta la sua passione per l'archeologia e come sia diventata la sua vocazione. Egli sostiene che la felicità non si trova accumulando sesso, denaro, potere o distrazioni, ma capendo chi siamo e chi sono stati i nostri avi. L'archeologo parla della memoria delle generazioni e della sua importanza per la nostra identità. Egli sostiene che dobbiamo raccogliere i frammenti della nostra esperienza umana per comporli in un grande racconto e valorizzare il passato per restituire il senso delle vite passate. L'archeologo conclude che il nostro dovere morale è esplorare il passato e il presente per vivere pienamente e diventare più intensamente vivi.
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