Aperto un fascicolo sul «buco» al Lido: l'ipotesi è di danno erariale VENEZIA. Ci ha pensato a lungo e alla fine il procuratore della Corte dei Conti Carmine Scarano ha deciso di aprire un fascicolo - con ipotesi di danno erariale - sul desolante «buco» costato 35 milioni di euro dal futuro tanto incerto, quanto lontano dal Palazzo del Cinema che avrebbe dovuto diventare. Lo ha fatto sulla base di un esposto presentato nel 2010 dal Coordinamento associazioni ambientaliste del Lido e integrato a luglio da nuove osservazioni. Scarano ha così deciso di sdoppiare un'inchiesta già avviata dal procuratore aggiunto Giancarlo Di Maio sui costi della bonifica dell'area dell'ospedale al Mare che i privati si erano rifiutati di sostenere. Ora, quindi, nuovi accertamenti sul «buco» del Lido. Ci ha pensato a lungo e alla fine il procuratore della Corte dei Conti Carmine Scarano ha deciso di aprire un fascicolo - con ipotesi di danno erariale - sul desolante «buco» costato 35 milioni di euro dal futuro tanto incerto, quanto lontano dal Palazzo del Cinema che avrebbe dovuto diventare. Lo ha fatto sulla base di un esposto presentato nel 2010 dal Coordinamento associazioni ambientaliste del Lido e integrato a luglio da nuove osservazioni. Scarano ha così deciso di sdoppiare, un'inchiesta già avviata dal procuratore aggiunto Giancarlo Di Maio sui costi della bonifica dell'area dell'ospedale al Mare - acquistato dal Comune dall'Asl12 e poi rivenduto alla cordata Mantovani, Est capital, condotte, per finanziare proprio la realizzazione del Palazzo del Cinema - che i privati si erano rifiutati di sostenere. Ora i nuovi accertamenti sul «buco» polemicamente finito in prima pagina anche nelle maggiori testate mondiali, sotto i riflettori della Mostra del Cinema. I lavori per il nuovo Palazzo - voluto da un'intesa tra (gli allora) ministro Rutelli, presidente di Regione Galan, sindaco Cacciari e direttore Asl 12 Padoan - iniziarono nel febbraio 2009 con l'abbattimento di 105 alberi della pineta nel piazzale del Casinò e 28 lecci. A giugno 2011, il definitivo altolà dell'attuale ministro ai Beni culturali Galan, d'intesa con il sindaco Orsoni, alla realizzazione dell'originario faraonico progetto da 120 milioni - per mancanza di fondi - tanto da aprire ai privati per un project financing per la realizzazione di un polo cinematografico-congressuale (unico progetto presentato sempre da Mantovani-Est Capitar, con annuncio di causa risarcimento danni per 50 milioni da parte della Sacaim, impresa vincitrice dell'appalto). Ma, prima ancora, il cantiere si era già a lungo arenato - con levitazione dei costi - sulla scoperta in corso d'opera di un sotterraneo deposito di amianto da bonificare. Nel loro esposto, le associazioni ambientaliste del Lido contestano l'acquisto dell'ospedale al Mare dal Comune con fondi di Legge speciale, l'avvio dei lavori per il palazzo del Cinema senza completa copertura finanziaria, il ricorso al commissario straordinario in deroga alle leggi di tutela patrimonio ambientale, l'abbattimento della pineta, la distruzione di un forte ottocentesco, l'alienazione per scopi diversi da quelli sanitari di strutture ospedaliere frutto di donazioni, nonché la maxi-darsena di San Nicolettò concessa «in corsa» alla cordata di privati - si osserva nell'esposto - «impedendo una più larga partecipazione di concorrenti alle concessioni» del demanio marittimo. Parola alla magistratura contabile, ora.