Una principessa araba conservò i suoi averi nella grotta prima di fuggire da Siracusa I Normanni seppero del tesoro nella caverna, ma un rito magico impedì di raggiungere i preziosi La grotta di Calafarina ha una storia da raccontare. Posta nella zona calcarea tra Marzamemi e Portopalo di Capopassero, è stata oggetto di studio di archeologi e storici di grande valore, come Paolo Orsi. L'hanno attraversata i secoli, dalla preistoria al Medioevo, ma la sua fama sembra legata alla tradizione popolare. Una leggenda vuole che proprio in questo antro si consumasse l'ultima resa degli Arabi ai Normanni. Siamo nel 1091. La Sicilia è preda di Ruggero d'Altavilla. Solo Noto resisteva, anche dopo la morte dell'emiro Ben-Avert. La sua consorte, dopo l'espugnazione di Siracusa, si era rifugiata nella cittadella fortificata: Noto, tra fame e dolore, sembrava l'ultimo baluardo della cultura islamica. E qui comincia la vicenda fantastica. Pare che in uno di quei giorni di estrema resistenza, un dignitario suggerisse alla principessa di abbandonare la fortezza con gli oggetti più preziosi per fuggire in Oriente. La regnante, ancora memore del valore del marito morto in battaglia, resistette a quella richiesta. Ma ancora per poco. Non appena l'assedio sembrò lasciare uno spiraglio di tregua, gli Arabi organizzarono la fuga della principessa con un lungo seguito di dame di compagnia e servi, più cento muli carichi di ricchezze, verso la costa africana. Il momento era critico. Le navi arabe erano pronte a salpare dalla spiaggia di Marzamemi mentre a largo si intravedevano le imbarcazioni normanne. A quel punto la regnante decise di lasciare il suo tesoro nell'Isola affinché non cadesse in mano dei nemici. Bisognava trovare un nascondiglio, dove poter tornare in tempo di pace a riprendere il bottino. Qualcuno del seguito suggerì l'antro, oggi conosciuto come la grotta di Calafarina. E, per difendere i forzieri, un gruppo di schiavi armati. La principessa acconsentì fidandosi del drappello che avrebbe custodito il suo tesoro. La leggenda racconta che gli inservienti scelti per la missione fossero decine, addirittura centinaia. Tutti fidati, perché chiunque di loro avrebbe potuto pensare di lasciare la guardia e scappare con una cassa ricca di tesori per garantire a sé e alla propria famiglia un'esistenza migliore. Così non fu. Quegli uomini introdussero i forzieri nella grotta e giurarono di difendere le ricchezze della principessa anche a costo della loro stessa vita. Non passò molto da quando i Normanni seppero del tesoro e del manipolo di soldati posti a guardia della caverna. Lì si scatenò la furia dei seguaci di Ruggero: una quantità smisurata di freccie scesero a pioggia contro gli Arabi, che si dice perissero tutti. A questo punto la storia si offusca. Forse furono i superstiti dell'attacco nemico, o altri compatrioti sfuggiti all'assedio della cittadella, in ogni caso pare che qualcuno tra gli Arabi sopravvissuti celebrasse un rito magico proprio nella grotta di Calafarina: i corpi straziati di coloro che morirono per custodire il tesoro della principessa sarebbero risorti ogni volta che qualcuno si fosse introdotto nell'antro per scovare la fortuna regale. Pare che mai più nessuno si sia avventurato nella parte più nascosta della grotta per non incorrere nella maledizione. Difatti, si racconta, che gli ambasciatori della principessa, giunti per recuperare il tesoro, fossero stati massacrati dagli spettri, posti ancora oggi a guardia del bottino. D. F.
SICILIA - Calafarina e il tesoro nascosto
La grotta di Calafarina, situata nella zona calcarea tra Marzamemi e Portopalo di Capopassero, ha una storia da raccontare. Secondo la leggenda, la principessa araba che si era rifugiata nella grotta con il suo tesoro dopo l'espugnazione di Siracusa da parte dei Normanni, avrebbe lasciato il bottino nella grotta per non cadere in mano dei nemici. Un gruppo di schiavi armati fu incaricato di difendere il tesoro, ma i Normanni scatenarono una furia di freccie contro gli Arabi, che si dice siano morti tutti.
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