FEDE e potere, etica ed economia, arte e denaro: consoliamoci. Nel contrasto che affligge i nostri tempi anche i nostri padri si sono dibattuti, e anche loro senza risolverlo. In particolare a Firenze, che per almeno duecentocinquanta anni, fra la metà del XIII e i primi del XVI secolo, intreccia il suo volto di capitale finanziaria europea con quello di patria delle arti, in gran parte legate alla devozione religiosa.Ea riflettere sulla misteriosa necessità di questo dualismo invita la grande mostra che si inaugura domani a Palazzo Strozzi (fino al 22 gennaio 2012), dal titolo Denaro e bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità, promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Ministero per i beni culturali, Soprintendenza per il Polo museale di Firenze, con Comune, Provincia, Regione, Camera di commercio, e main sponsor la Banca Cr Firenze. Curata dalla storica dell' arte Ludovica Sebregondi, autrice della iconografia di Girolamo Savonarola, e dallo scrittore e traduttore Tim Parks, allestita da Luigi Cupellini e divisa in 8 sezioni dai titoli significativi - Il fiorino, immagine di Firenze nel mondo, Tutto è monetizzabile?, Usura, L' arte (e il mistero) del cambio, Il commercio internazionale, Le leg gi suntuarie, Banchieri e artisti, Crisi, con opere pittoriche e oggetti d' uso, alcuni rarissimi, fra cui scarselle e casseforti, libri e documenti contabili - l' esposizione, ha sottolineato ieri la soprintendente del Polo museale Cristina Acidini presentandola insieme al direttore della Fondazione Palazzo Strozzi James Bradburne, si presenta come «un insolito itinerario interdisciplinare fra storia, arte, economia, cultura materiale», lungo un' era di straordinari cambiamenti, in cui arte, potere e denaro intrecciano strettamente e per sempre il loro destino. E in cui oltre cento opere di 37 autori diversi, italiani e stranieri, da Botticelli al Beato Angelico, da Piero del Pollaiolo a Andrea del Verrocchio, da Hans Memling ai Della Robbia, prestate dai più importanti musei del mondo e da collezioni private, vengono proposte non solo per il loro aspetto estetico ma «anche per ciò che possono raccontare», fungendo così, a loro volta, da documenti preziosi di un mondo. Delimitato qui da due date simbolo: il 1252, quando viene coniato il primo fiorino d' oro (esposto all' ingresso della mostra), destinato a diventare il «dollaro» dell' epoca, e il 1510, anno della morte di Sandro Botticelli, inserito non a caso nel titolo per la sua esemplare parabola creativa, trascolorata dal lirismo neoplatonico alla cupezza penitenziale di influsso savonaroliano. Date che racchiudono le tappe di una evoluzione economica grandiosa, segnata dalla nascita e dalla diffusione del primo sistema creditizio, legato a grandi banchieri e mercanti fiorentini come Bardi e Perucci, Gondi e Medici, e dal passaggio dagli scambi solo monetari alle cambiali, alle lettere di credito che aggirano l' usura, ai prestiti con interesse camuffato da «dono», nonché dalla crescita del commercio internazionale. E riflessa nel formarsi di un mecenatismo di altissimo livello di cui oggi, come ha sottolineato l' assessore alla cultura del Comune Giuliano Da Empoli, «non c' è quasi più traccia». Il quale, alle prese con la condanna cattolica dell' usura, nonché con le pesanti leggi suntuarie voltea cristallizzare l' ordine sociale impedendo lo sfoggio delle nuove ricchezze, cercherà di conciliare potere e denaro con la salvezza dell' anima finanziando la bellezza, e la speciale Bellezza che allude all' oggetto della fede. Il lusso, i soldi, e perfino l' interesse legato alle transazioni commerciali e bancarie, condannati dalla Chiesa come vizi capitali, sembrano così, attraverso l' arte, trovare giustificazione spirituale, «affrancarsi dal peccato». Spesso, con la benedizione dei papi, come papa Eugenio, che a Cosimo de' Medici, preoccupato di come Dio potesse ottenergli «misericordia et conservassilo in questi beni temporali», chiese 10 mila fiorini per il restauro di San Marco. Il senso sotterraneo di colpa riaffiorerà con potenza alla fine del secolo, con l' arrivo a San Marco del nuovo predicatore voluto da Lorenzo. E lì, ricorda Parks, «il compromesso creativo fra Chiesa e finanza andò in fumo». Salvo poi far seguire ai roghi delle vanità promossi da fra' Girolamo, quello su cui lui medesimo fu arso. In attesa di nuovi corsi e ricorsi, e di nuove alleanze di denaro e bellezza.