Casino «Sì ai grossi insediamenti, no a quelli rurali: quali sono i criteri di scelta?» Sebastiano Caspanello Cemento su cemento. A Messina, come disse una volta un consigliere comunale, sembra davvero che «se si femma a manicula semu pessi». Sembra davvero che non ci sia alternativa al tirar su palazzine per creare economia. L'alternativa c'è. Il che non significa frenare lo sviluppo, ma frenare il cemento selvaggio cercando altrove lo sviluppo stesso. È questo il concetto espresso ieri mattina in conferenza stampa dal segretario cittadino del Pd, Giuseppe Grioli, dal vice segretario, Armando Hyerace, dal responsabile Ambiente della segreteria, dal coordinatore dei consiglieri comunali del Pd Felice Calabrò e dai consigliere Santi Zuccarello e Nicola Cucinotta. Un concetto rafforzato da uno studio effettuato sugli ultimi pareri rilasciati dalla commissione per le Valutazioni di incidenza ambientale del Comune e che parecchie perplessità hanno generato nel partito. «In riferimento alle zone ricadenti in area Zps rivelano Tignino e compagni abbiamo registrato una tendenza della Commissione ad esprimere parere favorevole per la realizzazione di complessi edilizi di forte impatto ambientale, lottizzazioni e piani quadro ricadenti in aree fortemente antropizzate. I grandi complessi hanno il via libera mentre i fabbricati rurali, per il 50 per cento, vengono valutati negativamente. Ci chiediamo quale sia il parametro di valutazione adottato dalla Commissione nell'interpretazione del Piano di gestione della Zps». Piano di gestione che fino al 2010 non esisteva, motivo per cui la precedente Commissione, di cui Tignino faceva parte, si era autosospesa. La nuova Commissione, invece, un Piano di gestione a cui riferirsi ce l'ha, ma è considerato inadeguato al territorio messinese. «Allargando l'analisi alla pianificazione generale del territorio è la posizione del Pd riteniamo che oggi sia prioritario fermare l'espansione dell'edilizia intensiva, quindi fermare le autorizzazioni ai grossi complessi edilizi ricadenti in zone caratterizzate da gravi problemi viabili e da dissesto idrogeologico, allo stesso tempo favorire la riqualificazione del costruito, incentivare l'edilizia estensiva assicurando un equilibrio tra verde e cemento. Rimane la possibilità di salvare il salvabile, puntando su opere pubbliche e sulla conservazione e salvaguardia del territorio. E poi, in una città che purtroppo subisce un continuo decremento demografico, a chi serve costruire ancora alloggi?». Già, a chi serve? Il punto è che questo stato di cose, compreso un Piano regolatore evidentemente sovradimensionato perché immaginato per una città che potesse giungere a 350 mila abitanti (siamo fermi a 240 mila), è figlio di scelte essenzialmente della politica. Quella politica che ha emendato (con l'ausilio di un "generoso" commissario regionale) il Prg a cavallo tra la fine degli anni '90 e l'inizio del nuovo millennio, quella politica che oggi piange sul latte versato e alla quale viene affidato il compito di rimediare, laddove è possibile. Ma è la stessa politica che, giusto per fare un esempio, da un anno e mezzo non si prende la responsabilità di decidere sulle osservazioni al Piano paesaggistico, ferme al palo in consiglio comunale. «Se il Piano paesaggistico è fermo lo si deve ad una maggioranza che non c'è», è la "punzecchiatura" di Calabrò. Il quale annuncia che «convocheremo in commissione Urbanistica i componenti della commissione Valutazioni d'incidenza, per discutere anche di un Piano di gestione che, lo possiamo dire, c'è stato calato dall'alto, tant'è che la richiesta di una sua rivisitazione sarà presto avanzata dalla nostra deputazione. Ciò che vogliamo chiarire è che il Pd non è contro lo sviluppo, vuole semplicemente regolamentarlo». Sulla stessa scia Hyerace: «Abbiamo un'idea moderna di sviluppo, che riconosca non solo i diritti dei privati, come invece sembra concepire in maniera esclusiva questa Amministrazione». Il punto, come evidenziato da Cucinotta, «è che si continua a costruire lì dove non si potrebbe, come in via del Pozzo». La prossima tappa, la prossima occasione di "riscatto" per la politica, sarà il nuovo Piano regolatore: «Siamo molto preoccupati confessa Grioli perché del "vecchio" Prg è mancata l'applicazione della parte pubblica. Oggi serve una grande iniziativa sulle opere pubbliche». La domanda è: "questa" politica è in grado di assolvere a questo gravoso compito?